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domenica 05 aprile 2020

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Congo. Il rapporto Onu, gli eserciti invasori e i diamanti

V parte del Focus sui diamanti in Congo. Ruanda, Zimbabwe e Uganda e il "furto" dei diamanti congolese. Come esportare diamanti senza produrne.

03.08.2009 - Cristina Petrachi



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Il 16 ottobre 2002 il Gruppo d'Esperti incaricato dalle Nazioni Unite di monitorare la situazione sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali nella Repubblica Democratica del Congo consegna il suo rapporto. Ne viene fuori il quadro di una paese diviso sostanzialmente in tre zone d'influenza. Il Governo di Kinshasa con l'aiuto dello Zimbabwe estende la sua influenza ad ovest, dal centro al sud del paese; il Ruanda esercita il suo controllo su Maniema, il Sud-Kivu, una gran parte del Nord-Kivu e della Provincia Orientale (Kisangani); infine l'Uganda controlla il nord del Katanga e qualche zona del Kasai Orientale.
Lo Zimbabwe da esercito soccorritore si è trasformato in un vero e proprio esercito occupante, accampandosi soprattutto nei dintorni di Mbuji-Mayi. In una situazione militare così precaria, Kabila era stato costretto a cedere progressivamente parte del Poligono della Miba ad una società ibrida che coniugasse gli interessi del presidente congolese e quelli della controparte zimbawese di Mugabe. Lo Zimbabwe, infatti, secondo il rapporto del Gruppo d'Esperti delle Nazioni Unite, aveva un strategia mirante a creare imprese e a stipulare contratti nella RDC in vista del ritiro delle sue truppe così da poter rimanere, comunque, nel ricco paese centrafricano. Così all'inizio del 1999 venne costituita la COSLEG, una società composta dalla Comiex e dalla Osleg. La Comiex (Compagnie Mixte d'Import-Export) dovrebbe essere una compagnia congolese che coinvolge delle persone vicine a L.D. Kabila ma di cui non si riesce a sapere molto di più. La Osleg (Operation Sovereign Legitimacy), invece, è una compagnia privata zimbawese. I primi risultati della Cosleg non sono stati molto buoni a causa, non solo della mancanza d'esperienza e di savoir-faire dei suoi dirigenti, ma soprattutto a causa del mancato ottenimento della fiducia indispensabile da parte del riservato mondo del diamante internazionale. Ciò nonostante il governo dello Zimbabwe non ha voluto ammettere questa realtà e ha insistito con l'amico Kabila affinché concedesse alla Cosleg i siti più ricchi in diamanti. Il trasferimento di utili provenienti dal settore minerario pubblico a favore di imprese private controllate da questa resaux d'elite congo-zimbawese sarebbe costato dal 2000 al 2003 circa 5 miliardi di dollari.

Per quel che riguarda il Ruanda, gli utili generati dal diamante artigianale congolese non sono mai stati molto elevati. Le esportazioni di diamanti congolesi via Ruanda, infatti, nel 2000 hanno rappresentato meno di 2 milioni di dollari, molto poco se confrontato con le entrate derivanti dall'esportazione dell'oro congolese, sebbene abbiano rappresentato delle importanti entrate individuali per coloro che riescono a trarne beneficio.

L'Uganda, invece, controllerebbe tutti i passaggi della filiera diamantifera, dalle società d'acquisto locali alle esportazioni mediante i commercianti libanesi presenti sul territorio, ma anche ad Anversa, sotto la facciata del Gruppo Victoria, una società-schermo che sarebbe riuscita ad ottenere la gestione in termini quasi monopolistici di diversi mercati.
Sicuramente le più redditizie zone diamantifere sono situate nell'ovest del paese, in una zona cioè controllata dal governo, ma ciò non toglie che i diamanti congolesi nelle mani dell'elite ugandese abbiano generato degli utili importanti o che essi possano essere stati utilizzati nei rapporti intercorsi tra Kampala, i gruppi ribelli da essa sovvenzionati e note organizzazioni criminali internazionali.

Per tutti e tre i paesi invasori, in ogni caso, è difficile definire esattamente l'ammontare dei furti perpetrati a danno delle ricchezze della Repubblica Democratica del Congo. Quel che è certo che in tutti e tre i casi si tratta di paesi che non hanno sul proprio territorio importanti giacimenti diamantiferi e che quindi, qualsiasi esportazione da parte loro di diamanti, sia grezzi che lavorati, risulta di per sé sospetta vista l'assenza della materia che si esporta. Resta ovviamente la possibilità che i diamanti esportati siano stati legittimamente acquistati nel vicino Congo o in qualche altro paese africano produttore, ma rimane il dubbio che in realtà si tratti di diamanti illegali.

 

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