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Congo: guerra e diamanti nel nuovo millennio

VI parte del Focus sui diamanti in Congo. Nuovo governo ma continua il contrabbando di diamanti

24.08.2009 - Cristina Petrachi



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Nel 2003 con l'instaurazione di un Governo di Transizione e il ritiro degli eserciti invasori, nella Repubblica Democratica del Congo si crea un vuoto di potere che dà luogo alla ripresa di violenti combattimenti tra fazioni armate e gruppi ribelli rimasti sul territorio congolese. Molti di questi gruppi armati che imperversano tutt'oggi nell'est del paese erano stati creati, o quanto meno sovvenzionati inizialmente, dagli stessi eserciti invasori proprio con l'obiettivo di mantenere la situazione precaria e giustificare, in tal modo, la propria presenza nel paese.

In un contesto così complicato il Rapporto Finale del Gruppo d'Esperti delle Nazioni Unite sottolineava come lo sfruttamento illegale delle risorse naturali della Repubblica Democratica del Congo continuava ad essere la prima fonte di finanziamento per questi gruppi e, di conseguenza, la prima causa della prosecuzione del conflitto. Le risorse più remunerative continuavano ad essere l'oro e i diamanti per il loro rapporto ottimale peso/prezzo e per la facilità con cui si possono trasportare ed utilizzare negli scambi commerciali sia in base alla formula "diamonds for arms" sia come vera e propria "moneta" circolante con cui acquistare molti dei beni di prima necessità e non.

In un periodo così delicato luci ed ombre si sono alternate nel mondo del diamante. Da una parte, infatti, nonostante i numerosi problemi che continuano a caratterizzare la situazione congolese, cominciano ad arrivare alcuni dati positivi. L'adesione della Repubblica Democratica del Congo al Kimberly Process inizia a dare i suoi primi frutti. Tra il 2002 e il 2003 il valore delle esportazioni congolesi di diamanti aumenta del 62,5%. In secondo luogo, poi, il fatto che Kinshasa si conformi scrupolosamente alle disposizioni del Kimberly Process, fa si che essa potrebbe riuscire ad estendere la propria influenza su molte aree che prima sfuggivano al suo controllo, riportando parte degli utili generati dal diamante congolese nelle casse dello stato.

Anche il Fondo Monetario Internazionale conferma che, da quando la Repubblica Democratica del Congo ha aderito al Kimberly Round, la produzione dichiarata di diamanti ha raggiunto la cifra di 22,1 milioni di carati nel 2004. Si tratta di una produzione essenzialmente incentrata su diamanti industriali di bassa qualità ed è per questo che il contributo del settore minerario al PIL ha continuato ad attestarsi intorno al 8,7% nel 2004. Sicuramente l'espulsione della Repubblica del Congo dal Processo di Kimberly nel 2004 ha, poi, contribuito ulteriormente alla buona ripresa del mercato del diamante artigianale congolese, arginando il flusso di diamanti contrabbandati da Kinshasa a Brazzaville.

Tuttavia continuano ad esistere dei seri problemi per lo sviluppo del mercato legale del diamante nella Repubblica Democratica del Congo. Infatti, nonostante gli innegabili passi avanti compiuti dal governo di transizione, il contrabbando e le diverse tipologie di frode sono lontane dall'essere scomparse. Era (ed è) praticamente impossibile distinguere e separare la produzione legale dal circuito illegale dei diamanti che, senza troppe difficoltà, possono confluire nella prima. I motivi sono tanti pochi di questi possono ottenere una facile soluzione.
Innanzitutto la fragilità dello stato e l'esistenza di frontiere porose, così come l'impossibilità di controllare il nord-est del paese, riducono di molto la qualità e la quantità dei successi raggiunti. Praticamente tutti e nove i paesi confinanti con la RDC sono interessati e coinvolti nel contrabbando di diamanti.
Dal 2003, poi, nonostante gli accordi di pace e quelli sulla smobilitazione delle milizie armate ribelli, la zona est continuava a rimanere tagliata fuori dal resto del paese. È vero che dalla fine del 2003 il governo nazionale è tornato ufficialmente nella Provincia Orientale, diventando in questo modo il solo soggetto autorizzato ad emettere licenze ai comptoirs, ma una versione confidenziale del Rapporto del Gruppo d'Esperti delle Nazioni Unite del 2003 rivela che nell'est del paese continuano ad esistere dei networks che contrabbandano diamanti in Uganda e Ruanda, perché i ribelli sono riusciti a mantenere il controllo di parte del territorio.
L'unico modo per poter monitorare e quindi intervenire sul mercato nero del diamante sarebbe avere delle statistiche certe sulla produzione, in modo da poter rilevare le anomalie nei dati e procedere alle sanzioni. Non esistono, però, delle statistiche certe sulla produzione di diamanti nel nord-est del paese.
Infine nonostante il fatto che la maggiore produzione di diamanti derivi dal settore artigianale e che quindi il contrabbando riguardi innanzitutto questo mondo, anche il settore industriale è lungi dal fornire dati certi sulla propria produzione.

 

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