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sabato 28 marzo 2020

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La revisione dei contratti minerari con il nuovo Presidente

VII parte del Focus sui diamanti in Congo. Kabila Jr e la revisione dei contratti minerari. Contrabbando continua.

31.08.2009 - Cristina Petrachi



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Le elezioni democratiche del 2006, le prime dopo quarant'anni, hanno costituito senza dubbio un traguardo importante. Joseph Kabila, confermato Presidente, è stato eletto in un clima di trasparenza ed integrità molto importanti per dargli la giusta legittimazione e il potere necessario a procedere con le riforme e con le sfide che gli si presentano davanti, tra cui quella della revisione di tutti i contratti minerari firmati durante la guerra e in parte durante gli anni del governo di transizione. Nell'aprile 2007 il governo ha annunciato la creazione di una Commissione composta da membri del governo e da funzionari statali, incaricata di revisionare tutti i contratti firmati

Ciò nonostante la situazione nella RDC fatica a tornare del tutto alla normalità. Le Nazioni Unite all'inizio di febbraio 2007 hanno chiesto al Gruppo d'Esperti di presentare un rapporto in cui indicare le misure da adottare per bloccare il commercio illegale delle risorse naturali che finanziano i gruppi armati e le milizie nella parte est del paese. Nel proprio rapporto il Gruppo d'Esperti ha sottolineato che le entrate dello stato rimanevano ancora molto basse, soprattutto quelle derivanti dal settore minerario che sarebbe dovuto essere, invece, il settore traino dell'intera economia congolese individuandone tre motivi. Il primo era il fatto che il settore formale dell'industria mineraria è solo una piccola percentuale rispetto all'intero settore minerario che in larga parte continua a vivere nel sommerso e nel pianeta informale. Una situazione così poco chiara e così poco controllabile fa sì che facilmente possano esistere delle relazioni fra quest'attori non statali, che agiscono soprattutto nell'est del paese, e delle personalità congolesi che sono loro complici supportando disoneste pratiche commerciali. Il secondo motivo individuato è la corruzione e la cattiva amministrazione che coinvolge gran parte del settore minerario. "Come risultato", continua il rapporto, "la grande maggioranza delle vendite e delle esportazioni dei minerali del paese avviene al di fuori dell'autorità dello stato". Infine, le compagnie parastatali hanno delle serie difficoltà a rendere sicure e a proteggere le proprie concessioni.

Nel 2007 si è stimato che il numero delle persone che lavoravano nel mondo del diamante fosse tra le 500 mila e il milione con un guadagno medio di 1,25$ al giorno. La maggior parte di questi artisans lavorava, quindi, senza licenza perché il prezzo di una "carte d'exploitant artisanal" è di 25 dollari all'anno che sono in pochi a poterseli permettere.

Teoricamente tutti i diamanti dovrebbero passare per Kinshasa dove dovrebbero essere sottoposti ai controlli del Centre d'evaluation d'expertise et de certification (CEEC) per ottenere la certificazione del Processo di Kimberly. In questo modo, il governo non solo riuscirebbe a raccogliere le tasse relative al commercio di diamanti, ma dovrebbe essere anche in grado di intercettare gli eventuali diamanti della guerra evitando così che essi finiscano nel circuito legale e finanzino le milizie dell'est. Nella realtà un funzionario del CEEC ha ammesso sconsolato che la maggior parte della produzione di diamanti delle province Orientale e Equatoriale non entra nel circuito legale di Kinshasa perché è contrabbandata nella Repubblica Centrafricana o in Uganda.
Il contrabbando, tuttavia, non riguarda solo i diamanti artigianali, ma anche quelli prodotti in modo industriale dalla Miba dove parte dei diamanti sono estratti in modo illegale da una miriade di minatori clandestini che ipotecano in tal modo il futuro della Miniere de Bakwanga perché ne riducono notevolmente le riserve. Le dimensioni del contrabbando nella Repubblica Democratica del Congo continuano ad essere notevoli. Il rapporto delle Nazioni Unite calcola che il 20% di tutti i diamanti comprati e venduti dai comptoirs in Mbuji-Mayi sono venduti illegalmente, mentre si stima che almeno il 40% di tutti i diamanti esportati escono dalla RDC in modo illegale.

In un tale contesto, il Processo di Kimberly è una delle poche chance offerte alla Repubblica Democratica del Congo anche se i punti deboli e le possibilità di aggirarne le regole sono ancora numerosi e la sua effettiva efficienza pone molti interrogativi.

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