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domenica 29 marzo 2020

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La Romania di nuovo con Băsescu

Nuovi vecchi equilibri, tra populismo e impellenti necessità del paese reale.

11.01.2010 - Casian Popa



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La vittoria di Băsescu nelle elezioni dello scorso dicembre ha rivelato un'altra volta una grande differenza tra la Romania connessa all'Europa, e la Romania "profonda". Lo stretto margine di vittoria ottenuto da Băsescu dimostra questa forte polarizzazione della società rumena. La maggior parte dei mass media, dell'ambiente politico e del mondo degli affari, oltre all'eletoratto più colto, hanno appoggiato la vittoria dei candidati, sconfitti, alternativi a Băsescu, sia il liberale Crin Antonescu, sia il social-democrato Mircea Gioană; di fatto Băsescu ha però vinto e di conseguenza ottenuto un altro mandato presidenziale (anche se ci sono grandi interrogativi riguardo possibili frodi elettorali, n.d.r.), che come il precedente prende inizio all'insegna delle auspicate importanti riforme di cui il paese necessita, ma che per più ragioni può squilibrare il fragile progetto politico di modernizzazione dello stato romeno.

L'insediamento, appena prima di Natale, del quarto governo di Emil Boc arriva dopo un lungo periodo di crisi politica, alimentata e mantenuta per ragioni elettorali sul finire dell'ultimo anno del primo mandato di Băsescu. Sotto il patrocinio presidenziale, durante il 2009, il governo Boc, dominato da figure politiche del Partito Democratico Liberale controverse quali Videanu, Berceanu e Udrea, che sfidavano senza vergogna la legge e l'opinione publica della "prima Romania" con le loro spese pubbliche per interessi privati, ha preso delle pessime misure contro la crisi. Anche se il Parlamento aveva deciso, per la prima volta dopo l'89, di bocciare un governo (il 13 settembre 2009 a causa della macroscopica fallacia delle misure economiche e fiscali varate, n.d.r.), Băsescu ha deciso di nominare ancora una volta Boc. Il contesto è cambiato con la sua vittoria.

L'indebitamento corrente, pubblico ed estero, è il più pesante della storia della Romania dal 1989 in poi. Le controverse misure economiche ed il populismo elettorale del 2009 hanno marcato negativamente la posizione negoziale della Romania non soltanto nei confronti dei partner europei, ma anche con il Fondo Monetario Interazionale e con gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Lo "scontrino" è molto pesante.

Anche se Băsescu nel suo secondo mandato potrebbe dedicarsi alle riforme più urgenti, nominando un governo solido e con pieni poteri, sembra che la sua personalità imprevedibile e conflittuale non sarà nuovamente capace di mantenere a lungo una relazione normale con un altro Presidente del Consiglio dei Ministri. La preferenza per un altro governo Emil Boc, il quarto, ha come protagonisti le stesse figure di Berceanu, Videanu, Udrea come ministri "competenti". Una missione molto difficile incombe sul nuovo governo: l'uscita dalla crisi, il rilancio economico, un nuovo discorso per ricostruire la credibilità in rapporto con le istituzioni e i maggiori partner internazionali. D'altro canto, per mantenere il proprio consenso Băsescu deve soddisfare il proprio eletorato. Modernizzazione della Romania o populismo?

Davanti a questa agenda, sembra che anche il governo Boc 4 possa avere una vita breve, però il fatto che i due partiti di opposizione - Partito Nazional-liberale e Partito Social-democratico - siano intenti a decapitare la loro leadership (Antonescu e Gioană) e ad entrare al potere insieme con l'anziano nemico prolungherà la crisi politica. La falla incredibile tra classe politica e società arriverà al suo punto massimo, nel quale una soluzione politica non sarà più credibile. Considerato ciò, per il 2010 Băsescu rimarrà l'unico arbitro della vita politica romena, facendo delizia ad una classe media debole, colpita dalla crisi e avida di gossip e notizie di scandalo.

 

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