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sabato 28 marzo 2020

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Terremoto Haiti, forse migliaia i morti

Migliaia i feriti, la capitale rasa al suolo. Aiuti da tutto il mondo ma ancora notizie frammentate. 190 gli italiani presenti sull’isola secondo la Farnesina.

13.01.2010 - Cristina Petrachi



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La scossa che ieri alle 16.53 ora locale (le 22:53 in Italia) ha raso al suolo la capitale di Haiti, Pourt-au-prince, ha lasciato dietro di se morte e distruzione. Mancano ancora dati certi; le comunicazioni con l'isola caraibica sono pressoché interrotte e le poche e confuse notizie che arrivano viaggiano per lo più sui social networks e attraverso Skype. Si parla di almeno mille morti ma potrebbero essere di più, molti di più, anche qualche decina di migliaia. La capitale conta 2 milioni di persone e ha riportato danni da dopoguerra. Sono crollate le case, gli edifici governativi compreso il palazzo presidenziale e doversi  ministeri, così come la sede della missione Onu nel paese. Sbriciolatisi sono anche molti degli ospedali, circa 3 su 4 da quanto emerge dalle prime notizie che ci arrivano dall'isola. È una situazione infernale, così la descrivono i missionari Camilliani italiani presenti nella capitale. La distruzione dei centri del potere complica ulteriormente le cose perché non si hanno infrastrutture in cui organizzare la macchina dei soccorsi e gestire la crisi di immane proporzioni.

L'epicentro del terremoto maggiore è stato individuato a soli 30 km dalla capitale, nel mare caraibico ed è questa vicinanza, unita alla poca profondità del'epicentro stesso, il motivo di tanta devastazione. Da ieri le scosse in realtà non si sono fermate del tutto. Si tratta degli sciami, le scosse di assestamento che hanno caratterizzato anche la città de L'Aquila dopo il terremoto dello scorso aprile ma che, a differenza di quanto successo in Abruzzo, si sono assestate attorno al 5.8 grado della scala Richter l'apice invece raggiunto a L'Aquila. Dunque un terremoto di enorme intensità e che si è abbattuto su di un paese di per se già in ginocchio. Haiti è lo stato più povero di tutto il centro-America e al 209esimo posto su 229 al mondo per reddito procapite.

È scattata subito la corsa della solidarietà internazionale. Gli aiuti stanno arrivando da tutto il mondo. Il Presidente americano Barack Obama ha agito quasi immediatamente predisponendo l'invio di aiuti e di personale medico. Lo stesso hanno fatto l'Unione Europea e i singoli stati europei. La Francia ha fatto partire due aerei con soccorritori e materiale, uno dalla Martinica e uno da Marsiglia.  Anche l'Italia ha predisposto l'invio dei primi aiuti e un C310 partirà oggi con a bordo un ospedale da campo, personale medico e una squadra della Protezione civile nocnhè un funzionario dell'Unità di Crrisi della Farnesina che sta monitorando costantemente la situazione per cercare di avere notizie dei nostri connazionali presenti sull'isola. Si tratterebbe di circa 190 persone, molte delle quali stabilmente residenti ad Haiti e poche altre presenti, invece, in modo temporaneo. Le notizie per ora non sono certe ma questo, dicono dalla Farnesina, è inevitabile vista la difficoltà di riprende le comunicazioni con il paese. L'Italia non ha ad Haiti una rappresentanza diplomatica e dall'Ambasciata italiana di Santo Domingo responsabile dell'area l'Ambasciatore italiano Gianfranco Del Pero afferma che è un problema non solo nostro, "ma anche dei colleghi francesi, americani, tedeschi e spagnoli con i quali stiamo collaborando. Nessuno ha davvero notizie per adesso. Tutti siamo in attesa di riallacciare le comunicazioni. Ma per ora è impossibile".

Il portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Paul Conneally, stima per il momento in tre milioni le persone che potrebbero essere state in qualche modo colpite; ma ci vorrà un giorno, forse due per avere un'immagine più chiara dei danni, ha detto, segnalando che nubi di polvere sollevati dai palazzi crollati nella capitale sono rimaste visibili per ore. Anche da altre fonti, le poche che sono attive e che trasmettono dall'isola, si conferma il quadro di un'immensa tragedia. Secondo Radio Kiskeya "non si può che immaginare la portata delle vittime e dei danni tanto più che le costruzioni anarchiche sono diventate la norma negli ultimi anni. Questa calamità viene ad annientare immediatamente tutte le speranze che il nuovo anno poteva promettere".

 

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