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sabato 22 febbraio 2020

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Haiti, sale la rabbia degli abitanti

Gli aiuti tardano ad arrivare e nelle strade aumentano le proteste. Cuba concede lo spazio aereo per i voli Usa da e verso l’isola. Ancora timori per la sorte di circa 40 italiani

15.01.2010 - Cristina Petrachi



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È passata anche la quarta notte in strada per i superstiti del sisma che ha devastato l'isola, ma ad Haiti e nella sua capitale rasa al suolo aumenta la protesta degli abitanti davanti a dei soccorsi che stentano a partire. Si scava ancora a mani nude e questo fa sì che si affievoliscano le speranze di trovare ancora dei superstiti tra le macerie. Continuano ad arrivare ancora delle voci e dei rumori da sotto i palazzi crollati, segno che c'è ancora vivo qualcuno la sotto ma, più passa il tempo e più la speranza di estrarre vive delle persone diminuisce drasticamente. Nelle strade continuano a restare centinaia di cadaveri, cosa che amplifica il rischio di epidemie come quella di tifo e che, di ora in ora, si fanno sempre più  probabili. Il governo di Haiti non sta gestendo bene la situazione, in parte a causa dei problemi che derivano dalla distruzione di molti dei ministeri e delle strutture del potere. La popolazione ha eretto delle vere e proprie barricate servendosi anche dei cadaveri delle vittime del sisma, così come testimoniato da Shaul Schwartz, un fotografo del settimanale americano Time, presente sull'isola, per protestare contro una macchina dei soccorsi inesistente e davanti all'inattività del governo.

Intanto la comunità internazionale sta lavorando per portare i soccorsi sull'isola devastata. Cuba ha concesso l'apertura del suo spazio aereo ai voli americani che dalla base di Guantanamo presenti a Cuba stanno per partire per portare i primi feriti gravi del sisma in Florida e lì operarli. L'apertura dello spazio aereo permette di ridurre di circa 90 minuti i tempi di percorrenza dalla Florida ad Haiti; si tratta di minuti preziosi in un isola dove iniziano a scarseggiare i viveri, manca l'acqua potabile e le medicine sono quasi del tutto finite. Il portavoce della Casa Bianca Tommy Vietor ha detto che non è ancora chiaro quanti voli saranno interessati dal nuovo protocollo, ma scuramente si tratta di una buona, seppur  piccola, notizia.

Le comunicazioni, però, continuano a restare estremamente complicate. Il carburante sta finendo e i problemi con l'energia elettrica rischiano di far bloccare anche quel poco flusso di informazioni che viaggia tramite la rete e i computer portatili. Dai social networks in questi giorni, infatti, sono arrivate le prime e più grandi fonti di informazioni e, prevedendo dei tempi relativamente lunghi per la sistemazione della rete elettrica, c'è il serio rischio che le notizie si blocchino per la mancanza di possibilità di connettersi ad internet  e comunicare con il resto del mondo.

Resta alta l'angoscia per la sorte di circa 40 italiani. La Farnesina riferisce di essersi messa in contatto con 150 italiani sull'isola, ma almeno altri 40 non sono stati ancora contattati. Dal ministero rendono noto che il numero dei 40 italiani che mancano all'appello può subire, in realtà,  variazioni a causa della presenza di residenti "storici" o casi di doppia cittadinanza. Con il primo volo arrivato dall'Italia è arrivato anche una equipe del Ministero degli Affari Esteri che ha individuato il luogo in cui riunire gli italiani presenti ad Haiti e proseguire con le ricerche di quelli ancora non rintracciati. In particolar modo si teme possano esserci dei nostri connazionali sotto le macerie dell'Hotel Christopher di Port-au-Prince, dove alloggiava la missione dell'Onu Minustah, completamente raso al suolo. Dall'Italia, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa rende nota l'intenzione di mandare anche una nave della marina italiana con a bordo aiuti e personale medico e tecnico. La proposta verrà discussa oggi con il presidente del Consiglio Berlusconi che deciderà in merito.

 

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