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martedì 31 marzo 2020

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Russia, vince Medvedev

Il delfino di Putin vince con circa il 70% dei voti. Molto distaccati i pochi avversari ammessi al voto. Qualche denuncia di brogli.

03.03.2008 - Cristina Petrachi



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Dimitri Medvedev è stato eletto come nuovo Presidente della Russia. L'uomo deciso da Putin, il Presidente uscente nonché designato primo ministro del governo, infatti, ha stravinto con altissime percentuali, così come ci si aspettava sin dall'inizio. Gli altri tre candidati alla presidenza russa sono rimasti molto distanziati. Al secondo posto si è classificato il leader comunista Ghennadi Ziuganov, che si aggiudica il 18,2%, seguito dal candidato ultranazionalista Vladimir Zhirinovski con il 9,9%. Quarto, ha precisato la commissione elettorale, con uno scarto enorme il candidato Andrei Bogdanov, attestatosi attorno all'1,3% dei voti.

Restano alcuni dubbi sulla regolarità del voto. La mancanza degli osservatori dell'OSCE sicuramente non permette di poter affermare senza ombra di dubbio la completa trasparenza delle pratiche elettorali. L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, infatti, dopo un lungo braccio di ferro con il governo russo aveva infine deciso di non mandare i propri osservatori internazionali per le eccessive limitazioni imposte dalla Russia.

Il leader comunista Zhirinovski, nonostante in un primo tempo avesse annunciato ricorso contro i risultati affermando: "Ricorrerò in tribunale, anche se so che non servirà a molto. Ma devo battermi fino alla fine per i miei elettori, non intendo abbandonarli"; dopo poco, invece, ha fatto dietro front spiegando di non essere in grado di dimostrare i probabili brogli. Ziuganov, invece, ha confermato il ricorso in tribunale, sostenendo che il dato reale dei suoi consensi è «almeno del 30%» e che il suo partito ha raccolto un dossier su 200 casi di irregolarità. Nonostante questi episodi e le affermazioni dei candidati sconfitti, alcune conclusioni sul voto in Russia si possono trarre. La prima è che, al di là delle possibili irregolarità che potrebbero esserci state, Medvedev ha nel paese un reale consenso seppur forse più basso di quanto si dice. In secondo luogo, poi, anche con la mancanza degli osservatori OSCE si può dire che il voto in Russia solleva comunque alcuni dubbi circa la sua completa democraticità al di la della sua regolarità. La presenza di soli 4 candidati, infatti, pone dei seri interrogativi sulla salute della democrazia russa, soprattutto alla luce dei recenti episodi legati alla competizione elettorale dalla quale sono stati esclusi alcuni candidati talvolta con scuse ridicole. È quanto successo, ad esempio, all'ex premier liberale Mikhail Kasianov che si è visto respingere come false le firme a suo sostegno; oppure all'ex campione mondiale di scacchi Garry Kasparov a cui in pratica è stato impedito di creare un suo gruppo di iniziativa; o ancora al leader dell'Unione delle forze di destra Boris Nemtsov che ha rinunciato invitando, piuttosto, al boicottaggio dopo che il candidato da lui indicato, lo scrittore dissidente Vladimir Bukovski, era stato rifiutato dalla Corte costituzionale per un problema di doppio passaporto.

Brogli o non brogli, si inaugura in Russia una nuova stagione, in realtà almeno sulla carta non molto diversa da quella di Putin. L'ex Presidente, infatti, non ha intenzione di abbandonare la scena politica russa e il nuovo assetto politico si configura sin da ora come un duopolio in cui l'uomo forte, nonostante le diverse indicazioni della costituzione, continuerà ad essere Putin seppur dal suo nuovo ruolo di primo ministro. Tra le prime frasi pronunciate dal nuovo Presidente, infatti, figura anche la conferma di voler continuare lungo la linea politica del suo predecessore e mentore. "Penso che vi sarà una diretta continuazione della politica portata avanti al presidente Putin", sottolineando anche, però, che la politica estera restìerà di competenza presidenziale così come indicato dalla costituzione russa. Che si tratti di una prima frattura tra i due compagni di avventura? È presto da dire. Quel che è certo è che Putin ad oggi si conferma essere il vero uomo forte della Russia. In futuro nulla è dato per certo.

 

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