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domenica 05 luglio 2020

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Conferenza di Londra sull’Afghanistan

La comunità internazionale appoggerà il piano del presidente Karzai con 140 milioni di dollari.

28.01.2010 - Cristina Petrachi



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A Londra, alla presenza di 70 delegazioni tra paesi e organizzazioni internazionali, si è conclusa la conferenza internazionale sull'Afghanistan. Il padrone di casa, Gordon Brown, ha annunciato che la comunità internazionale accetta e sostiene il piano stabilito dal nuovo presidente afgano, Karzai, incentrato sulla riappacificazione nazionale e sull'inserimento dei talebani moderati che deporranno le armi all'interno della vita civile. Un piano ambizioso ma anche necessario. Solo venendo a patti con i talebani ancora in armi sarà forse possibile uscire dal buco nero in cui è caduto il paese.

Ovviamente un tale piano necessita di importanti investimenti da parte della comunità internazionale. Si calcolano 140 milioni di dollari, necessari per mettere in atto i processi di ricostruzione, di riavvio dell'economia del paese e di sostengo per i programmi di reintegro dei combattenti nell'ambito civile. Il problema è dunque sempre lo stesso. Che si tratti di Africa, Afghanistan, o America Latina, ovunque sono sempre necessari importanti fondi da investire nell'economia del paese e nelle infrastrutture per conquistare i cuori e le menti, così come annunciato in apertura della conferenza dal primo ministro inglese Brown, e per allontanare la violenza, ponendo definitivamente la parola fine sul conflitto ancora in atto.

Nello stanziare i fondi, la comunità internazionale ha d'altra parte chiesto al nuovo governo Karzai di fare passi avanti evidenti e decisivi nella lotta contro la corruzione dilagante nel paese come garanzia che i fondi che verranno stanziati saranno effettivamente utilizzati per gli scopi decisi oggi a Londra.

Si tratta, dunque, di una storica svolta nella storia recente dell'Afghanistan che sembra indirizzato verso la strada della piena responsabilità. il documento sancisce, infatti,  l'obiettivo di Kabul di assumere "la responsabilità della sicurezza da qui a cinque anni" ed entro tre anni di condurre le operazioni di sicurezza nelle aree più insicure. Il documento indica inoltre a fine 2010-inizio 2011 l'inizio del processo di transizione all'esercito e alla polizia locale della responsabilità della sicurezza nelle prime provincie. Accanto alla polizia e ai militari afgani resteranno comunque le forze della missione Isaf a guida Nato che non abbandoneranno, dunque, il paese trasformandosi, piuttosto, in "forse di supporto".  Si tratta di una transizione a piccoli passi necessari per la completa gestione del paese da parte del suo governo legittimo. Un processo già avviato da qualche anno in Iraq ma che ha dato, per ora, risultati altalenanti. ''La transizione non e' un'uscita'' fa sapere Hillary Clinton, rimarcando dunque l'intenzione degli Stati Uniti, e con loro del resto dei paesi attualmente impegnati in Afghanistan, di non abbandonare il paese finché esso non avrà riconquistato un minimo di stabilità interna, scongiurando il rischio di altri attentanti anche contro i paesi occidentali. Dunque si tratta di "afghanizzare" l'Afghanistan, sulla falsa riga di quanto, decenni fa, fece l'amministrazione Nixon per uscire dal pantano vietnamita. Le cose oggi sono ovviamente diverse. L'Afghanistan non è il Vietnam, e gli Stati Uniti oggi non sono da soli nel paese asiatico. Come allora, però, arrivati ad un certo punto di un conflitto ormai troppo lungo, emerge la necessità di spostare la responsabilità della guerra e della pace dalle mani occidentali a quelle afgane.

Le sfide restano tante. L'auspicio è che il processo deciso dal presidente afgano e accettato dalla comunità internazionale oggi a Londra possa avere successo. Molto dipenderà dalla tenuta del governo Karzai e dalla lotta contro la corruzione al proprio interno. L'altro enigma restano i talebani, intenzionati sembrerebbe a cercare un accordo che garantisca loro l'impunità, ma che per deporre le armi vorranno probabilmente anche una contropartita più importante.

 

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