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giovedì 09 aprile 2020

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Il Cile svolta a destra

Una riflessione su cosa rappresenta e cosa promette la destra cilena arrivata al governo

15.02.2010 - Mauro Annarumma



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Sebastián Piñera, leader del partito Renovación Nacional  e  capo della Coalición por el Cambio, è il nuovo Presidente del Cile, eletto al ballottaggio del 17 gennaio 2010. Sebastián Piñera ha raggiunto il 51,6% dei voti vincendo con una percentuale pari al 3,23% di voti in più sul rivale Eduardo Frei (48,38).
Il presidente della svolta a destra cilena è Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique, che interrompe la tradizione degli ultimi vent'anni, che hanno visto tutti presidenti cileni di sinistra.

Nulla da fare invece  per Eduardo Frei , esponente della coalizione di centro-sinistra  che finora ha guidato la Concertación de partidos por la democrazia. La Coalicion por el cambio non è riuscita però ad ottenere la maggioranza, né alla Camera né al Senato. se non con un instabile sistema di alleanze esterne.

Piñera si è rivolto  ai Cileni  con un tono conciliante, promettendo un governo di unità nazionale. Ha promesso maggiore istruzione, una migliore salute e un milione di posti di lavoro. Ha ribadito l'attenzione nel suo discorso al crimine e al traffico di droga e maggiore preoccupazione per i disabili. Come farà? Resta da vedere. anche se appare già difficile che possa muovere il primo passo: una memoria storica che renda giustizia alle migliaia di desaparecidos. Difficile, visto che nelle ultime settimane Piñera ha addirittura ipotizzato la possibilità di utilizzare nel suo governo ministri che abbiamo lavorato con Pinochet durante la dittatura militare.

Carovane di veicoli passavano gridando in un megafono, "¡Allende se siente!, Piñera Presidente!". Un odore di fascismo che ricorda le prime parole pronunciate in televisione dagli uomini di Piñera nel settembre del 1973 dopo il colpo di stato di Pinochet: "Non Ci saranno vincitori né vinti". E un paio di giorni dopo cominciarono a scomparire e/o essere uccisi oltre 3.000 cileni, mentre altri 30.000 sono stati alla tortura nei campi. Quel giorno, l'11 settembre 1973, rimane la linea che divide in due il Cile: nonostante siano acclarati i crimini della destra cilena, la stessa destra non ha mai voluto staccarsi da Pinochet, sostenendo la sua importanza nella battaglia contro il comunismo. Dall'altra parte i familiari dei desaparecidos, e la sinistra democratica che non vuole dimenticare.

Si aprono adesso interessanti scenari in tutto il Sud America: la vittoria di un miliardario, proprietario di mezzi di comunicazione, e massimo esponente della destra cilena, si contrappone ai grandi presidenti di sinistra che sono ancora la maggioranza in tutte le ex-colonie spagnole: da Hugo Chávez (Venezuela) ad Evo Morales (Bolivia), passando per RaffaelCorrea (Ecuador), Cristina Kirchner (Argentina), Fernando Lugo (Paraguay), Tabaré Vázquez (Uruguay), Alan García Pérez (Perù), e senza dimenticare il presidente brasiliano Lula. Unica eccezione, prima di Piñera, il presidente colombiano Álvaro Uribe,. Insomma, quella di Piñera è una bella scommessa del popolo cileno che l'ha eletto. E gli effetti della sua politica potrebbero avere diverse ripercussioni sui vicini "rossi" del Cile.

 

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