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sabato 28 marzo 2020

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Il nuovo fascismo viene dall'Iran?

Ahmadinejad: l’Olocausto? E’ un’invenzione d’Israele e dell’Occidente.

19.02.2007 - Cristina Petrachi



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Che il presidente iraniano fosse incline a sproloqui e minacce nei confronti d’Israele era cosa nota. Che ormai da tempo affermasse che l’Olocausto è una menzogna, suscitando le sacrosante condanne da parte del resto del mondo, era anch’essa cosa nota. Ma che arrivasse a convocare una conferenza di sedicenti esperti della Shoa con l’obiettivo di mettere a confronto tesi storiografiche contrastanti ma, a detta loro, ugualmente valide, è assolutamente inaccettabile ed estremamente pericoloso; pericoloso perché il livello di negazionismo dell’Olocausto che ci troviamo davanti è, se così si può dire, più alto ed articolato rispetto alle uscite farneticanti di un leader politico, in quanto non si tratta più solamente di frasi ad effetto volte anche recuperare consensi visto che, probabilmente, i risultati dell’elezioni iraniane non saranno favorevoli al premier e che, per quanto gravi, non venivano neanche considerate come tesi storiografiche portatrici di un seppur minimo interesse storico, ma solamente come “slogan” provocatori atti ad aizzare le folle contro nemici considerati tali e quindi lontane da tutto ciò che poteva venir definito come “verità”.

Il presidente iraniano Ahmadinejad

Il livello d’allarme, invece, è notevolmente aumentato. Queste le parole che hanno inaugurato la due giorni di pseudo-conferenza, 11 e 12 dicembre, pronunciate dal ministro degli esteri iraniano Manouchehr Mottaki. “Lo scopo principale (della conferenza n.d.r.) è dare un'opportunità agli studiosi che in Europa non possono esprimere liberamente le loro opinioni sull'Olocausto”. Ecco, dunque, il vero obiettivo della conferenza: dare uguale dignità storiografica alle due tesi: quella accreditata nel mondo accademico e l’unica razionalmente e storicamente accettabile perché l’unica ad essere supportata da migliaia di documenti, testimonianze, filmati e dichiarazioni di vittime e carnefici e che afferma che l’Olocausto fu il genocidio della razza ebraica progettato e perpetrato dalla Germania nazista attraverso i campi di sterminio disseminati nell’Europa centrale, e l’altra, quella negazionista, sostenuta da Theran e dai sedicenti storici invitati dal regime iraniano, che vuole che i sei milioni di morti ad opera della Germania nazista altro non siano che semplici morti di semplici campi di prigionia. E così l’infame obiettivo emerge in tutta la sua brutalità: far passare l’idea che negare l’Olocausto abbia un qualche fondamento storico.
E non sorprende che tra i maggiori relatori figurino i nomi d’individui del calibro del francese Robert Faurisson, che da sempre ha negato l’esistenza delle camere a gas, dell’italiano Leonardo Clerici, nipote del fondatore del Futurismo, Marinetti, e convertito da molti anni all'islam sciita e, dulcis in fundo, dello “storico” americano David Duke, ex deputato repubblicano della Louisiana e leader del Ku Klux Klan.

Quali siano gli obiettivi geopolitici del presidente iraniano è facile a dirsi. Negare le motivazioni storiche che hanno portato alla costituzione dello stato d’Israele significa affermare implicitamente che, se l’Olocausto è un’invenzione degli occidentali, allora non è storicamente e moralmente accettabile la presenza d’Israele in Medio Oriente. Secondo, buttare benzina sul fuoco accedendo gli animi per contrastare ogni più piccolo passo in direzione di una soluzione pacifica dell’anarchia politica che domina in parte del Medio Oriente. Terzo, fare dell’Iran teocratico un polo d’attrazione per il fondamentalismo islamico nel vano tentativo di unificare quel mondo arabo caratterizzato da profonde spaccature al suo interno e che difficilmente troverà un’unica guida da seguire, nonostante i molteplici tentativi portati avanti a più riprese e in tempi diversi dai vari paesi dell’area che a turno sperarono di adottarne la leadership. Ultimo, fomentare ondate di anti-islamismo in un Occidente spaventato, facendo il gioco dei vari “signori della guerra ante litteram” che traggono forza, legittimazione e giustificazione per una politica estera fondata su una presunta guerra di religione-civiltà (come se poi fossero la stessa cosa), facendo, dunque, il loro gioco, ma anche il proprio, dato che la paura è la migliore arma per rimanere al potere, soprattutto in un periodo in cui il consenso diminuisce.

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