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Afghanistan, trattative in corso per i tre operatori di Emergency

15.04.2010 - Vittoria Dolci



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Il 10 aprile sono stati "sequestrati"  dal centro chirurgico di Emergency a Lahshkar-gah, membri dello staff ospedaliero, tra cui tre italiani, Matteo dell'Aria, Marco Garatti e Matteo Pagani. L'accusa che gli viene mossa è quella di aver aiutato a preparare attentati contro le autorità afgane. Nella struttura ospedaliera sono stati ritrovati esplosivi di vario genere e armi, nascosti in scatole di medicinali. I connazionali smentiscono l'accusa di aver progettato attentati. Ma è già polemica. La notizia di una confessione da parte dei tre italiani era apparsa in un primo momento sul quotidiano britannico Times, ma il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, assicura che non è presente nessun elemento che possa far pensare ad una reale partecipazione degli italiani all'interno di complotti terroristici. Inoltre aggiunge il Ministro, anche altre quattro connazionali erano stati trattenuti e subito rilasciati, grazie all'intervento della diplomazia italiana.

Il fondatore di Emergency, Gino Strada, parla di sequestro ai danni di coloro che ogni giorno lottano per salvare le vite di persone innocenti, e che si occupano del proprio lavoro senza immischiarsi nelle trame della politica locale. Strada lamenta la poca tempestività da parte delle autorità del governo italiano, e lancia sulla homepage del sito, un appello umanitario per aiutare gli operatori di Emergency. Il sito ha già raccolto circa 100.000 firme. La campagna di solidarietà promossa da Strada, usa termini forti come "sequestro", "cattura" e "arresto", e rischia di indebolire le trattative di rilascio intraprese dalla Farnesina. Oggi il fondatore di Emergency ritorna sul caso e abbassa i toni, dicendo "nessuna accusa formale è stata ancora formulata" e i tre operatori si trovano quindi in "detenzione illegale", perché dall'ora del "sequestro" sono passate più di 24 ore e "ancora nessuna notizia è passata alla procura".

Prima dell'arresto dei tre connazionali, nell'ospedale erano presenti altri sei operatori, di cui cinque italiani e un indiano, i quali sono rimasti nelle case dell'organizzazione di Strada e questa mattina hanno preso il volo per Kabul, dove saranno accolti nelle altre strutture di Emergency, per motivi di sicurezza. Strada afferma che attualmente l'ospedale è privo di personale medico ed è in mano alla polizia locale.

 

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