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venerdì 10 aprile 2020

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L'isola dei bambini

Haiti, tre mesi dopo il terremoto.

16.05.2010 - Mauro Annarumma



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Ad Haiti regna ancora il caos: macerie, baraccopoli improvvisate, sporcizia ovunque e detriti mai rimossi, mancanza di acqua potabile e di acqua per lavarsi. L'odore della morte è ancora per le strade. Il recente terremoto non rappresenta la prima emergenza umanitaria nella storia dell'isola. Haiti ha conosciuto nell'ultimo secolo devastanti disastri naturali, guerre e gravi situazioni di tensione socio-politica. Vittime del sisma sono soprattutto bambini. Siamo tutti sconvolti dai loro volti, dalle loro paure che si riflettono negli occhi grandi e smarriti alla ricerca di un viso conosciuto, dalle case crollate e da una situazione che fatichiamo a comprendere e valutare attraverso immagini filtrate da uno schermo.
Il terremoto ha reso orfani tantissimi bambini: nascere e crescere non è mai stato facile né sicuro ad Haiti, il paese con tassi record di povertà e mortalità infantile. Già prima del terremoto molti bambini morivano nei primi cinque anni di vita, la metà dei minori non andava a scuola e centinaia di migliaia di loro lavoravano come domestici. Erano figli di un Dio minore i 50.000 bambini di Haiti che prima del terremoto vivevano in istituto ed i 50.000 ragazzini orfani di entrambi i genitori (per non contare gli orfani di almeno un genitore, ancora di più), i 4.000 bambini di strada, i 200.000 disabili: un esercito di dimenticati. Molti sono stati sepolti sotto le macerie. Molti hanno subito ferite profonde nel corpo e nell'anima e tanti sono rimasti soli, se già non lo erano.
Questi bambini sono esposti più di altri al rischio di malnutrizione, malattie, danni psicologici permanenti, sfruttamento sessuale o tratta. Secondo l'Unicef esiste un florido mercato internazionale degli organi a cui potrebbero essere destinati i più piccoli, incapaci di difendersi. Amnesty International ed altre organizzazioni umanitarie hanno denunciato la scomparsa di decine e decine di bambini: il traffico di esseri umani è estremamente diffusa ad Haiti. Centinaia di migliaia i bimbi ceduti come schiavi dai loro genitori a famiglie più benestanti. Il Governo haitiano, l'UNICEF, Save the Children, la Caritas, la Croce Rossa Internazionale, le ONG ed altri organismi internazionali, incluso il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell'infanzia, hanno sollevato il problema della tutela dei giovanissimi superstiti. Senza più ministeri ed anagrafe, l'incubo di nuovi sequestri o sottrazioni forzate per turpi traffici di adozioni o, peggio, di organi, continua..
La risposta umanitaria è stata senza precedenti: tre mesi dopo il terremoto sono stati allestiti molteplici "spazi sicuri", punti di prima accoglienza che offrono assistenza sanitaria e nutrizionale e sostegno psico-sociale a oltre 55.000 bambini (oltre 600 bambini a centro al giorno, in diversi turni). È stato creato un nuovo centro residenziale speciale per accogliere i bambini non accompagnati in attesa di riunificazione familiare creando un ambiente protettivo per l'infanzia e assicurando la ripresa dell'istruzione. Gli operatori umanitari con l'aiuto della polizia si prodigano nella ricerca di questi ragazzi alla deriva per registrarli: accolgono e proteggono migliaia di loro nei campi allestiti assicurando cibo, cure mediche, un rifugio sicuro.
Oggi, spente le telecamere, anche i cronisti tacciono, mentre la politica ignora il calvario di un popolo e l'informazione televisiva dimentica l'isola con il suo bagaglio di bambini.

Eppure basta poco per far sorridere i bambini di Haiti. Tre ragazzi di Kalimi fanno il giro delle 500 stazioni di quella via crucis che sono gli accampamenti di Port-au-Prince e accennano i passi del Zandoulit, la danza del Karoval, il carnevale caraibico che quest'anno - come tutto - è stato cancellato: l'unico sprazzo di sole prima delle stagione delle piogge.

 

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