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giovedì 02 luglio 2020

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Acuerdo de los pueblos. Una ventata d'aria fresca da Cochabamba.

In Bolivia si è conclusa la prima conferenza dei popoli sul cambiamento climatico. E ora?

31.05.2010 - Javier Rojas



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Poco più di un mese fa si è chiusa la Conferenza di Cochabamba convocata dal presidente della repubblica plurinazionale di Bolivia per far fronte al vuoto lasciato dal vertice di Copenaghen, rivelatosi incapace di trovare un accordo efficace e vincolante per la diminuzione delle emissioni di gas effetto serra.

I documenti emersi da Cochabamba: "Acuerdo de los pueblos", e il "Proyecto de la declaracion de derechos de la Madre Tierra" si basano su un metodo decisionale fortemente partecipativo (a differenza della "nota di Copenaghen" che è nato come un patto tra USA, Cina, India e Brasile) frutto del lavoro delle delegazioni di oltre 90 stati e più di un centinaio di rappresentanti delle organizzazioni di base. La partecipazione alla conferenza delle comunità organizzate crea un collegamento diretto con le diverse realtà sociali, aumentando così la democraticità nel processo decisionale.

Il sistema capitalista pone al centro di ogni decisione l'interesse economico della propria nazione e il profitto delle lobby nazionali. Ciò impedisce il raggiungimento di accordi che si basino sui principi di giustizia anziché sugli equilibri di forza in campo geopolitico. La filosofia su cui poggia la conferenza di Cochabamba è quella del "buen vivir", che mette in primo piano la giustizia sociale e il benessere della Pachamama (Madre Terra).

Già i diversi summit sull'ambiente che si sono susseguiti dagli anni ‘70, ci hanno fatto capire che gli stati industrializzati non hanno la volontà di ridimensionare il sistema di produzione e consumo sfrenati sul quale si basa la nostra civiltà, anche se persistere significherebbe distruggere la stessa umanità. A Cochabamba le delegazioni partecipanti non hanno avuto paura di guardare la realtà per com'è e di mettere in discussione le premesse sulle quali poggia il nostro sistema economico, concludendo che non si può arrivare ad un accordo che veda vincitrice la Pachamama se non cambiamo quelle premesse, cioè se non cambiamo il sistema capitalistico.

Una delle proposte più innovative per salvaguardare il medio ambiente è quella di conferire soggettività giuridica internazionale alla Madre Terra (soggettività già garantita dalle costituzioni degli stati dell'Ecuador, del Venezuela e della Bolivia), e di lanciare una dichiarazione universale dei diritti della Pachamama. Per vigilare sul rispetto di siffatti diritti viene proposto di istituire un "Tribunale internazionale di giustizia climatica e ambientale" che abbia capacità giuridica vincolante.

L'assenza di un tribunale competente ha permesso fino a questo momento di lasciare impuniti i crimini ambientali che pesano sulla coscienza dei paesi industrializzati. L'accordo dei popoli ricorda che, attualmente, l'impronta ecologica dei paesi più ricchi è di 5 volte superiore a quella sopportabile dal nostro ecosistema e supera di un 30% la capacità di carico della terra. Ingiustizie come questa non possono rimanere impunite, soprattutto quando ci sono più di 25 milioni di migranti climatici, ai quali vengono negati perfino i diritti fondamentali quando si spostano nel primo mondo.

Per contrastare il cambiamento climatico nei PVS viene proposto un "fondo di adattamento" al quale i paesi industrializzati dovrebbero destinare un 6% del PIL. Quest'ammontare deve essere indipendente dall'aiuto ufficiale allo sviluppo, e verrà gestito in modo autonomo e trasparente dai PVS. L'ammontare del 6% del PIL non è assolutamente alto, considerando che gli aiuti pubblici alle banche sono state di ben 5 volte superiori, e considerando inoltre il debito climatico e la responsabilità storica e attuale dei paesi industrializzati all'innalzamento della temperatura media del globo.

L'"Acuerdo de los Pueblos" auspica la realizzazione di una consulta popolare mondiale sul cambiamento climatico nella quale le comunità e gli individui di tutto il pianeta possano decidere sui temi cruciali dai quali dipendono in gran misura il nostro futuro e quello delle generazioni future. Alcune delle domande proposte per il referendum sarebbero: il livello di riduzione delle emissioni di gas effetto serra; la distribuzione del contributo economico per l'adattamento tecnologico; la creazione di un Tribunale Internazionale di giustizia climatica; la necessità di una dichiarazione universale dei diritti della Madre Terra; la necessità di cambiare l'attuale sistema capitalistico.

Per ultimo da Cochabamba si convoca per l'anno 2011 una seconda conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e sui diritti della Madre Terra e si fa un "llamamiento" per costruire un movimento mondiale dei popoli per la madre terra che servirà a coordinare ed articolare le future iniziative correlate all'ambiente.

L'accordo tra i popoli viene definito da molte organizzazioni di base come "un'ondata d'aria fresca": mette in luce la necessità di organizzazioni sovranazionali che vigilino per gli interessi comuni e, per la prima volta, si cerca di dare una soluzione ai problemi ambientali al di fuori dei paesi ricchi. La proposta dell'accordo dei popoli è fortemente terzomondista, ed è una proposta che viene da contesti storico e culturali diversi da quello europeo occidentale. É una proposta olistica, dove l'uomo non è altro che un elemento di Gaia, e non più il centro nevralgico dell'esistenza. A Cochabamba è nata insomma un'alternativa assolutamente nuova, un esperimento tutto da provare che parte con una forza che vuole cambiare le istituzioni internazionali e, soprattutto, l'approccio che si è avuto finora. Al fine di salvaguardare la Terra.

 

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