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domenica 05 aprile 2020

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Dignità è sinonimo di profitto?

Presentato a Roma il libro: “La minoranza decisiva di domani” della giornalista romena Alina Harja

31.05.2010 - Georgiana Turculet



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L'immigrazione, frutto di un sistema globalizzato la cui ricchezza viene distribuita in maniera sempre più ineguale, rappresenta una delle più grandi sfide per gli stati capitalisti occidentali. In Italia il gruppo di immigrati più numeroso è quello dei romeni, che supera il milione di persone. La convivenza tra la popolazione autoctona e i "futuri italiani" non è sempre stata facile, anche a causa del sistema mediatico e istituzionale italiano. Tali irresponsabilità sono state raccolte nel volume presentato il 26 maggio al Palazzo Montecitorio: "La minoranza decisiva di domani" scritto dalla giornalista romena Alina Harja con il deputato del Partito Democratico (PD) Guido Melis. Hanno partecipato alla conferenza Giuliano Amato, Luigi Manconi, Giuseppe Pisanu ed il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha fatto un intervento. Il libro narra della "vicenda romena" a partire da un preciso momento storico: l'uccisione di Giovanna Reggiani, nel novembre del 2007, da parte di un cittadino romeno. La vicenda è descritta come un processo crescente di discriminazione dei romeni da parte dell'opinione pubblica italiana. Voci razziste e xenofobe sono state indotte da un sistema mediatico che ha sottolineato senza riserve le origini o, più direttamente, la razza di chi commetteva i crimini. L'aumento vertiginoso dei servizi giornalistici e delle trasmissioni televisive in prima serata sui romeni ha permesso che si stabilisse tra un'equazione tra romeno e delinquente. Oltre a dichiarazioni politiche inadeguate riguardo lo stato d'emergenza sociale e la dignità di un popolo intero, sono scattate manovre politiche, come il Decreto Sicurezza del 2008, che hanno fomentato il clima di terrore. " I romeni erano brutti e cattivi, più di altri gruppi immigrati in Italia", ha dichiarato Amato. Il libro porta all'opinione pubblica una documentata e controcorrente ondata di conoscenza. Il razzismo si sconfiggerebbe, secondo quanto si legge nel volume, con la conoscenza della verità, ossia mostrando che solo una piccola minoranza di romeni si è macchiata di crimini, mentre la maggioranza sarebbe, contrariamente a quanto indurrebbe a credere l'ondata razzista, molto bene integrata. Affermazioni rafforzate dai numeri; ad esempio, dalle ventimila imprese romene in Italia che creano reddito e posti di lavoro e da altre statistiche condotte sulla stessa linea.

Recuperare la solidarietà sociale e rimediare al furto di dignità degli ultimi anni; questo obiettivo ha guidato le parole ferme di Gianfranco Fini e di Giuliano Amato in occasione della presentazione del libro. "Nel nome dei diritti fondamentali dell'uomo, c'è bisogno di una nuova responsabilità, che tuteli le persone... L'Italia non fa più figli", ha affermato Amato. Gianfranco Fini, più esplicitamente rispetto al contenuto dei libro e rispetto alle dichiarazioni di Amato, ha ribadito che "L'Italia ha bisogno dei romeni. Sono numerosi e sono operosi, apportano una ricchezza concreta al nostro paese".
Importanti le ultime parole, ma dubbie nel loro contenuto contradditorio. Da un lato vengono invocati i diritti umani che vengono attribuiti agli esseri viventi in quanto tali, ma dall'altro lato viene invocata "l'utilità" dei romeni, in senso stretto di ricchezza prodotta, e, in senso più ampio, per i figli che mettono al mondo, in un paese come l'Italia che non fa più figli. Sfortunatamente, i due criteri si escludono a vicenda poiché la dignità non dovrebbe essere attribuita secondo alcun criterio utilitaristico, ancor meno secondo un giudizio qualitativo o quantitativo, ma alle persone in quanto "persone". Se il mio pensiero è giusto, allora il tabù del razzismo viene eliminato dal nuovo tabù introdotto da questa dialettica, che sfortunatamente è comune in tutti i paesi occidentali : le persone non hanno diritti umani in quanto tali, ma in quanto produttori o consumatori di ricchezza. Un sistema liberal-democratico che si esaurisce nel primato del capitale.

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