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martedì 31 marzo 2020

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Che fine ha fatto il Petroleum Industry Bill in Nigeria?

Poca trasparenza sull’attività estrattiva nel Delta, mentre si preparano le elezioni presidenziali.

14.03.2011 - Mauro Annarumma



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In Nigeria si estrae da decenni l’oro nero che arricchisce multinazionali di ogni bandiera e i potenti corrotti dell’establishment locale. Quest’ultimo, che continua a dare scandalo di sperperi nonostante nel Delta del Niger si continui a combattere per uno sfruttamento ecosostenibile ed equo delle risorse, promette da anni l’approvazione del Petroleum Industry Bill (PIB) senza mai tradurla in legge, gettando così lunghe ombre sul futuro del Paese.

Organizzazioni umanitarie e osservatori internazionali continuano a denunciare la scarsa trasparenza del settore estrattivo in Nigeria, nel cui territorio operano aziende come l’italiana Agip. Per decenni, le multinazionali hanno goduto di una quasi totale impunità e di assoluta libertà di movimento nel sottosuolo nigeriano, a scapito del grave deterioramento delle condizioni di vita dei locali, in particolare delle popolazioni del Delta del Niger.

Sarebbero proprio le multinazionali a premere, secondo alcune speculazioni, affinchè il PIB non venga discusso prima delle prossime elezioni ad Aprile, e quindi non prima del 29 Maggio 2011, allorquando si saprà il vincitore delle elezioni presidenziali nigeriane. In particolare, sembra che le trattative vertano soprattutto sul pagamento delle royalties: Shell, Total, Mobil, Agip, Chevron, che operano ciascuna insieme alla nigeriana National Petroleum Corporation (NNCP), non vorrebbero versare le quote sulla produzione del greggio così come paventato, ma solo sulla sua esportazione.

Il vero problema per le multinazionali, infatti, è la perdita di greggio lungo le condotte dal punto di estrazione alle aree di stoccaggio e di raffineria, a causa dei frequenti sabotaggi e dei furti da gruppi armati organizzati o da semplici locali.  La messa in sicurezza delle condotte, attualmente, spetta al governo, ma il pagamento delle tasse sulla quantità di greggio estratta e non solamente di quella esportata si tradurrebbe in maggiori spese di vigilanza e riparazione per le aziende straniere.

Questa è solo una delle tematiche più scottanti che dovranno essere affrontate, si spera, da qui a Maggio e che impegnerà gran parte delle risorse del Paese. Secondo l’opposizione dell’attuale governo, il partito di maggioranza avrebbe già speso oltre due miliardi di dollari per la campagna elettorale, nonostante il regolamento elettorale imponga una soglia massima di spesa pari a un miliardo di dollari. Pat Utomi, il candidato del Social Democratic Mega Party ha accusato mercoledì scorso il candidato democratico di spendere 100 milioni di dollari ogni giorno per la sua promozione.

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