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giovedì 09 aprile 2020

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Il Sudan è in fiamme.

Scoppiano le violenze in Sud Sudan, Darfur e Kordofan. A rischio anche la regione del Nilo Blu.

23.07.2011 - Mauro Annarumma



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Mentre i cittadini del mondo volgono altrove lo sguardo, peraltro miope, le violenze esplodono nuovamente in Sudan.

Negli ultimi sei mesi, denuncia Human Rights Watch nel suo ultimo rapporto, gli abusi del governo sudanese e delle fazioni ribelli sulla popolazione civile, soprattutto in Darfur, sono aumentati esponenzialmente, di pari passo con l'accrescersi degli sforzi diplomatici a Doha, in Qatar.

Lo stesso accade al confine con il Sud Sudan, ad Abyei, e in Sud Kordofan, denuncia l'associazione italiana Italians for Darfur ONLUS. La regione montuosa del Kordofan è teatro proprio in questi giorni di un preoccupante aumento della tensione e degli scontri tra forze governative e ribelli del Sud Sudan People Liberation Movement, che non si sarebbero ritirati entro i confini del proprio nuovo Stato, come intimato da Khartoum con un ultimatum ormai scaduto.

Dall'inizio del solo conflitto in Darfur, si calcola che le vittime siano almeno 300 mila persone e che due milioni siano state le persone contrette a scappare dalle proprie abitazioni, a causa del grave conflitto scoppiato otto anni fa tra movimenti ribelli e forze governative militari e paramilitari, tra cui i tristemente noti Janjaweed, le milizie a cavallo.

Sul Presidente del Sudan, Omar Hassan el Bashir, pende un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità, colpevole, insieme al ministro per gli affari umanitari, Ahmad Harun, e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative janjaweed, Ali Khashayb, di aver pianificat o un vero e proprio eccidio delle tribù di origine africana del Darfur.


(cc)Khalid Albaih/flickr

Mentre l'attenzione della comunità internazionale è rivolta al processo di indipendenza, peraltro tumultuoso, del Sud Sudan, aumenta vertiginosamente la violenza nelle altre province del Sudan, ricche di materie prime.

Il prezzo più alto è pagato ancora una volta dai civili in fuga, che si lasciano alle spalle il frutto di anni di lavoro e sacrificio e vanno incontro al buio. Oltre 100 mila persone fuggono dalla città di Abyei che galleggia sull'oro nero, al confine tra Nord e Sud Sudan, mentre dalle zone vicine a El Fasher, Nyala e Jebel Marra, in Darfur, oltre 70 mila civili hanno tentato di salvarsi rifugiandosi nei campi profughi quasi al collasso, negli ultimi sei mesi.

Gli Stati Uniti, i cui militanti per i diritti umani sono da anni i più attivi al mondo tra i promotori della causa del Darfur, nonostante la prudenza di Washington, guardano con preoccupazione, in particolare, alle violenze in Sud Kordofan e nel vicino stato del Nilo Blu, tensioni che potrebbero aprire un nuovo fronte della guerra civile nel Paese.

Khartoum, intanto, dichiara con fermezza di voler riconoscere il nuovo Stato del Sud Sudan, e di voler completare il cammino verso la pace intrapreso in Qatar.

Volontà che si scontrano con interessi nazionali e sovranazionali, ma anche con il perdurare delle attività criminali di molte e diverse milizie armate in tutto il Darfur, le quali, molto spesso, imbracciano le armi per ottenere visibilità e ritagliarsi un ruolo politico e militare, al pari delle storiche Sudan Liberation Movement e Justice and Equality Movement.

Il Sudan brucia.

 

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