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mercoledì 23 settembre 2020

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MEDIO ORIENTE - Torna l'incubo dell'apocalisse nucleare, e quello della guerra preventiva.

USA e Israele minacciano il regime iraniano: stop al nuleare.

15.11.2011 - Luca Mershed



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L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) lancia un grido di allarme sul nucleare iraniano. Così scrive sul suo ultimo rapporto, lo scorso 8 novembre: “serie inquietudini riguardanti un possibile sviluppo per scopi militari del programma nucleare iraniano”

 

Il rapporto

L’AIEA precisa che, secondo le sue informazioni, l’Iran avrebbe condotto le sue attività aspirando a sviluppare un armamento nucleare. “Le attività, che dal 2003 si sono svolte in un quadro di un programma strutturato, sembrano essere sempre in corso”.

L'Iran è riuscito a portare la purezza dell’uranio dal 5% (cinque mila chilogrammi circa) al 20% (ottanta chilogrammi circa): se riuscisse a portarla al 90% avrà la possibilità di costruire più di una testata nucleare. Quello che più fa pensare a sviluppi per scopi militari è la produzione di missili a lunga gittata, l’acquisizione di informazioni sullo sviluppo di armi nucleari e la documentazione da una rete clandestina di approvvigionamento militare.

Inoltre l’Agenzia ha affermato che “l’Iran è stato aiutato da una rete clandestina per portare avanti determinate conoscenze” alludendo alla Russia e agli esperti pakistani.

Va detto che il rapporto conta una grande varietà di fonti in quanto per la sua compilazione sono intervenuti ben dieci stati e che, nonostante “la diffamazione nemica” (leggi degli Usa ed Europea), dovrebbe essere abbastanza veritiero.

Le reazioni

In seguito alla pubblicazione del rapporto dell'AIEA, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha ribadito fermamente il suo intento di non indietreggiare nel suo programma “perché le informazioni fornite sono state macchiate dalle false informazioni statunitensi”. Ugualmente l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite ha dichiarato che “l’Iran non abbandonerà mai i suoi diritti legittimi e che, come paese responsabile, continuerà a rispettare i suoi obblighi rispetto al trattato di non proliferazione delle armi nucleari”.

 

Il presidente ha così affermato che “l’Iran non costruirà due bombe nucleari da contrapporre alle migliaia occidentali (e israeliane: unico paese della zona che possiede le testate) ma preferisce sviluppare qualcosa verso cui l’occidente non possa rispondere come la giustizia, la solidarietà e l’umanità”. Infine ha paragonato il finanziamento per il nucleare degli Usa (pari a ottanta miliardi di dollari) con quello iraniano (duecentocinquanta milioni di dollari); questo fa riflettere come la legittimità per determinate azioni sia soggettiva: la questione è “perché loro possono e noi no?”. Questo quesito spesso mette in evidenza le contraddizioni di alcune azioni politiche.

Il mondo occidentale ha reagito duramente al rapporto chiedendo “forti e improvvise sanzioni” in modo da frenare il programma “assassino” del paese a maggioranza sciita. La Russia, che in un primo momento si era mossa per una verifica del rapporto e della sua attendibilità, reputa che è stato “tutta una montatura politica”.

Scenari di guerra

L’invasione dell’Iran sembra ormai vicina tant’è che la Gran Bretagna chiede “un attacco preventivo” facendo la felicità di Israele. È proprio lo stato ebraico che “spinge” per un operazione militare forte dell’appoggio dei soliti alleati. In tutta risposta il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano ha risposto che “se Israele dovesse attaccare, non si dovrà parlare della legittimità di Israele ma della sua esistenza”.

Lo scenario sembra esplodere ma quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso?

La primavera araba sembra essere stata solo un inizio di sconvolgimenti geopolitici e anche se non appare, a prima vista, essere collegata con la vicenda iraniana questa dovrebbe essere analizzata.

Per non dilungarsi troppo basta ricordare come Israele abbia perso gli “alleati” arabi del Nord Africa: Mubarak (Egitto) e Ben Ali (in Tunisia), ma, nonostante gli sconvolgimenti abbiano portato a riaffiorare vecchi nazionalismi e richieste di diritti da parte di alcuni popoli (come i berberi-imazighen soprattutto in Tunisia), questi paesi, per il momento, non possono rappresentare una minaccia per Israele.

Inoltre il vento della “primavera” sembra aver sconvolto anche gli equilibri in Siria e in Yemen. La Siria è governata da Bashar al-Assad (appartenente alla “setta” degli alautiti: un ramo sciita e che è la minoranza in Siria dove la gran parte del popolo è sunnita) e che pur di mantenere il potere non faccia concessioni se non quella di sparare sul suo popolo.

L’Iran vede nella Siria un alleato in quanto legati dalla religione sciita e un’intervento (della comunità internazionale) in Siria comporterebbe la reazione del suo alleato: in poche parole per il momento il mondo preferisce guardare e minacciare. Va anche ricordato come la Russia e la Cina (membri permanenti del Consiglio di Sicurezza) siano contrari ad un attacco alla scranna di Bashar in quanto in gioco ci sono forti interessi economici: la Russia ha un’importante base navale a Tartus e non vuole rischiare di perderla (comporterebbe una perdita di una posizione strategica sul mediterraneo); inoltre perché esporta in Siria materiale bellico che le garantisce introiti; la Cina preferisce lo status quo per un motivo indiretto: riceve petrolio ed energa dall’Iran (protettore della Siria) e un' azione militare rischierebbe di farle perdere i favori dello stato iraniano.

Va anche rivista la posizione turca che, nonostante abbia un rapporto privilegiato con gli Usa, potrebbe rappresentare un pericolo per Israele e un potente alleato per l’Iran (è il secondo esercito all’interno della NATO): ma il rapporto fra i “due ex-imperi” non è dei più rosei. La Turchia però sembra orientata verso la protezione del popolo palestinese e questo la porterebbe a trovare un accordo con l’Iran.

Israele rischia, quindi, di trovarsi sempre più circondato e sempre più isolato (e abbandonato dagli USA, fiaccati dalla situazione economica interna).

Quale sarà la prossima guerra a scoppiare e quale popolo dovrà subire inerme il cadere delle bombe?

 

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