Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


lunedì 28 settembre 2020

  • MP News
  • Mondo

POPOLI IN LOTTA - Kurdistan, lo Stato che non c'è.

Non si arresta la silenziosa guerra tra movimenti curdi e forze turche.

03.12.2011 - Luca Mershed



Tentativi di dialogo sulla via della Seta

  MEDIO ORIENTE. Disgelo nelle relazioni tra curdi e turchi?  
Leggi l'articolo

La presenza cristiana in Medio Oriente

La conferenza presso il Centro Culturale di San Luigi dei Francesi sottolinea i contrasti, ma anche la lunga tradizione...
Leggi l'articolo

MEDIO ORIENTE - Crimini contro l'umanità in Siria, lo denunciano le Nazioni Unite

Il lato oscuro e non raccontato della ribellione in Siria, che rischia di destabilizzare l'intera area.
Leggi l'articolo

Il volto arabo dell’America Latina

Con il secondo summit arabo-sudamericano (ASPA), tenutosi a fine marzo a Doha, si è rafforzata la giovane e audace...
Leggi l'articolo

I Curdi da decenni sono al centro della scena mondiale per le violenze che hanno subito e che più recentemente stanno perpetrando per la richiesta di diritti fondamentali che sono loro negati. E la domanda che sorge è: fino a quanto la “rivoluzione curda” sia legittima per come va realizzandosi, ma soprattutto quanto è legittima la forza utilizzata contro questa popolazione che richiede una propria autonomia in Paesi come la Turchia?

 

I Curdi sono un popolo indo-europeo che conta approssimativamente tra i 25 e i 37 milioni di persone: vivono soprattutto in Turchia (fino ai 20 milioni), in Iran (circa 7 milioni), in Iraq (circa 6 milioni) e in Siria (2 milioni). L’area geografica che comprende questi paesi è denominata Kurdistan ma solo l’Iran e l’Iraq riconoscono questa regione, mentre la Siria e soprattutto la Turchia contrastano aspramente la popolazione che la abita.

 

Un po’ di storia

Nel 1920 il trattato di Sèvres prevedeva la creazione di uno stato Curdo sui resti dell’ormai distrutto Impero Ottomano. Ma con il trattato di Losanna del 1923, il Medio Oriente venne diviso in più Paesi non prendendo in considerazione il diritto dei Curdi di avere una loro terra: questo anche perché il Kurdistan è ricco di risorse  di petrolio e acqua e quindi si preferì dividere la zona in più stati sotto la giurisdizione del Regno Unito e della Francia in modo da sfruttarle appieno: al primo andarono l’Iraq mentre alla seconda la Siria.

In Turchia la trasformazione kemalista del paese a partire dal 1923 era contraddistinta da una sempre maggiore oppressione della minoranza curda.

Intanto mentre il Regno Unito negli anni venti si muoveva verso la distruzione di villaggi e città curde attraverso l’utilizzo di armi chimiche, subito dopo la seconda guerra mondiale i Curdi iraniani proclamavano una repubblica curda indipendente a Mahabad.

Negli anni settanta Saddam Hussein accordava una relativa autonomia alla regione irachena del Kurdistan, ma il rapporto idilliaco cambiò notevolmente negli anni ottanta portando il leader iracheno a utilizzare armi chimiche sulla vallata di Balisan. Si conta che 182 mila persone morirono e nel 2005 la corte dell’Aia qualificò questa campagna come “genocidio”. Nel 2007 il tribunale iracheno condannò alti funzionari del regime dell’epoca alla pena di morte per gli atti commessi contro i Curdi durante “l’operazione Anfal”.

In sintesi si può dire che fin dall’inizio del secolo il Kurdistan è stata una zona di conflitto intensa in cui molto hanno giocato gli interessi di altri paesi (occidentali). Questo ha provocato una forte migrazione di Curdi verso i paesi vicini e l’Europa.

 

Attualità e Kurdistan turco

Prendendo in considerazione la gravità della situazione curda legata agli avvenimenti più recenti non si può non prescindere dall’analizzare la regione oppressa della Turchia sud-orientale che più di altre ricopre un ruolo fondamentale nell’affermazione dei propri diritti come popolo.

Con l’affermazione del regime kemalista i Curdi hanno perso ogni diritto di potersi omologare alla Turchia dato il fatto che sono stati sempre più oppressi. Dal 1984 è sorta una guerra sempre più radicale dovuta anche al fatto che si è formato un partito di rappresentanza della popolazione curda (PKK) per rivendicare i diritti della minoranza: non hanno la possibilità di rendere ufficiale nel Kurdistan turco la loro lingua, non possono trasmettere via radio e in televisione trasmissioni in Curdo; inoltre l’insegnamento del Curdo come lingua è fortemente proibito verso i minori mentre è abbastanza tollerato per gli adulti.

Il PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan di ispirazione comunista) è ritenuto un’organizzazione terrorista da numerosi paesi alleati della Turchia. Quasi ogni settimana scoppiano scintille tra le popolazioni curde e il governo di Ankara. Le tecniche sono tra le più svariate: spesso vengono sabotati punti nevralgici del governo di Erdogan: in altri casi vengono poste mine lungo le strade percorse frequentemente da mezzi militari turchi (l’ultimo attacco di questo genere risale al 17 ottobre di quest’anno che ha fatto morire 8 soldati); vengono colpiti mezzi attraverso imboscate (l’ultima risale al 21 novembre del 2011): sono atti che vengono classificabili da Erdogan come chiare violazioni della sicurezza che mettono in pericolo la popolazione. In poche parole sono visti alla stregua di terroristi: questo giustificherebbe il governo turco a ritorsioni violente senza freni.

 

Vincitori e vinti, l’insegnamento della storia

In definitiva il popolo curdo è un popolo oppresso da decenni che tenta di avere più autonomia: è considerato terrorista, così come  i palestinesi. Allo stesso modo venivano considerati terroristi i nostri partigiani che cercavano di cacciare l’invasore straniero: la storia da questo punto di vista ha insegnato a non basarsi sull’opinione comune ma ad andare a fondo alle questioni e capire se certi atti possano ascriversi tra gli atti “legittimi”  o siano prettamente terroristici e per questo giustamente condannabili. È vero che certe azioni a volte vanno a colpire persone innocenti ed è per questo che spesso azioni, che potrebbero, sul piano teorico, trovare un margine interpretativo di legittimità, si trasformano in azioni prive di ragioni: quindi è sempre conveniente, oltre che opportuno,  scendere a compromessi da entrambi le parti per evitare spargimenti di sangue inutili.

Per tornare alla Turchia, il governo, che prontamente condanna l’operato di Israele nei confronti della Palestina, usa senza freni la forza contro le minoranze curde per mantenere la stabilità e la sicurezza della Turchia.

La violenza non porta da nessuna parte, ma sembra che le parole non abbiano senso e arrivare a un compromesso diventi sempre più arduo in ogni circostanza.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.