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mercoledì 27 maggio 2020

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AFRICA - “Coltan insanguinato”: quando gli interessi economici superano quelli della pace

Il Nord Kivu al centro di un importante patto di sangue tra milizie e multinazionali indiane e cinesi

05.12.2011 - Luca Mershed



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Lo chiamano l’oro grigio: il coltan è un minerale componente di telefonini, computer, video-camere, consoles e anche apparecchi altamente specializzati ed utilizzati in campo militare come missili, sonar e satelliti. E’ composto da due corpi distinti, la columbite e la tantalite, entrambi molto rari da trovare allo stato puro. In particolare la tantalite è un eccellente conduttore di elettricità, molto resistente alla corrosione.

Si stima che l’Africa possieda l’80% di tutte le riserve mondiali e che solo la Repubblica Democratica del Congo detenga almeno il 60% di quelle africane (la cui estrazione  illegale non permette di dare numeri precisi di quanto se ne produca in realtà).

Un’area particolarmente ricca di questo “prezioso minerale” è la regione congolese del Kivu che si trova lungo il confine con l’Uganda e il Rwanda, i quali sono accusati di essere responsabili di un vero e proprio saccheggio del prezioso minerale nella zona interessata. I rapporti pubblicati dall’ONU già nell’aprile del 2001 e nell’ottobre 2002 denunciano i suddetti Paesi dello sfruttamento intensivo delle miniere e della violazione dei diritti umani: la Repubblica Democratica del Congo ha ricavato 63 milioni di dollari nella vendita (legale) del “minerale grigio”, mentre il Rwanda (che non detiene grandi riserve, comunque non paragonabili a quelle del Congo) ne ha tratto profitto per 77 milioni. E' quindi palese che il Rwanda abbia forti interessi nel perpetuare la guerra in Nord Kivu, diventata ormai zona franca per lo sfruttamento delle risorse minerarie con un costo della manodopera bassissimo: un' eventuale stabilizzazione dell'area renderebbe problematica l'incursione del Paese rwandese nelle terre congolesi.

Nel rapporto del 2002 (S/2002/1146) del Consiglio di Sicurezza trapela, inoltre, che ben 85 compagnie non hanno rispettato gli standard sull’estrazione del Coltan abusando delle riserve congolesi.

Così come avviene in alcuni Paesi, in cui i “diamanti di sangue”  finanziano i gruppi guerriglieri alimentando la guerra civile, in Kivu avviene lo stesso tramite il commercio del “coltan insanguinato”: le parole cambiano ma le drammatiche conseguenze che subiscono decine di migliaia di persone innocenti sono le stesse. Oltre cinque milioni di persone sono state massacrate in Congo negli ultimi tredici anni, e l'UNHCR, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, nel suo ultimo rapporto parla di oltre 1.300.000 sfollati.

L'estrazione e la vendita del coltan è gestita da gruppi armati che controllano la zona di estrazione, usando spesso anche bambini, prelevano il minerale e lo rivendono con alti introiti a multinazionali, soprattutto asiatiche dopo la sua messa al bando da parte degli Stati Uniti, Cina e India in testa.

Il traffico è permesso dalla lacunosità della legge statale, che non giudica illegali questo tipo di “scambi” e quindi le autorità governative, qualora ne avessero la volontà, non possono intervenire direttamente.

Oltre alle ai grandi produttori di telefonini, computer e di altre tecnologie, coloro che si interessano all’estrazione e commercializzazione del coltan sono anche organizzazioni criminali che dal  “baratto” del minerale ne ricavano armi e salvacondotta, alimentando quindi una guerra che sembra non avere fine.

Di notevole impatto sull’ambiente, anche la natura radioattiva del minerale, in quanto contiene dell’uranio in piccole dosi ma altamente inquinante (se estratto senza criterio e tecniche sofisticate) i corsi d’acqua vicino i quali si effettuano le estrazioni.

Spesso si sente dire che l’Africa è un “continente malato” in preda a guerre infinite, a crisi alimentari ed umanitarie, a problemi economici di difficile risoluzione, ma non si prendono in considerazione le dinamiche che rendono un continente ricchissimo di risorse il più povero al mondo con problemi che sembrano insolubili. Troppi sono, infatti, gli interessi economici che gravitano intorno all’Africa e alle sue risorse: le multinazionali occidentali e asiatiche e i governi corrotti del continente sono gli sciacalli che depredano le materie prime causando il ritardo e, spesso, il mancato sviluppo delle stesse regioni.

Così come quando si comprano i diamanti, altrettanto si dovrebbe osservare e ragionare sull’origine delle componenti del videogioco o del proprio personal computer.

Se le azioni dirette nulla possono contro questi abusi, si dovrebbe almeno avere la consapevolezza di ciò che usiamo e immaginare che dietro a un oggetto d’uso comune ci sono persone che hanno perso la vita a causa di una guerra finanziata dalle multinazionali.

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