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martedì 26 maggio 2020

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ASIA - Corsa di Al Qaeda alla conquista dello Yemen

I terroristi islamici avanzano nel Sud del paese, sfruttando il disordine del post Saleh

28.03.2012 - Fortunato Mangiola



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A poco più di un mese dalle elezioni che hanno segnato la fine della trentennale dittatura di Saleh e l’inizio di un percorso di transizione democratica, lo Yemen si trova a dover fronteggiare gli attacchi sempre più duri di Al Qaeda, che agisce nell’area attraverso l’organizzazione chiamata Ansar al-Sharia (“i partigiani della sharia”).

Nell’aprile 2011, approfittando dell’insicurezza generatasi nel paese in seguito alla cosiddetta primavera yemenita, i qaedisti erano già riusciti a prendere il controllo del distretto di Abyen, proclamando la nascita un “emirato indipendente”.

Con la fine delle ondate rivoluzionarie e la nomina del nuovo presidente Abd Rabuh Mansur al Hadi ci si attendeva un deciso intervento governativo per scalzare i terroristi e ristabilire la sovranità nazionale su tutto il territorio. Invece, il governo formato dalla Conferenza dei Partiti Uniti (mai attributo fu meno azzeccato) si è rivelato incapace di opporsi in maniera decisa alla minaccia a causa della litigiosità dei suoi componenti.

Litigiosità accresciutasi ancora di più con il ritorno in patria dell’ex dittatore Saleh nelle vesti di leader del suo partito (il General People Congress, che partecipa alla Conferenza con tre ministri). L’opposizione, infatti, non ne tollera la presenza e lo accusa di intralciare i lavori del governo nel tentativo di creare le giuste condizioni per una nuova presa del potere.

Nella confusione generale, al Qaeda continua a piantare le sue bandierine nei territori yemeniti. I “partigiani della sharia” infatti venerdì hanno fatto irruzione nelle principali città del distretto di al-Rudum e al termine di pesanti scontri con l’esercito yemenita, lunedì hanno proclamato la nascita dell’ “Emirato indipendente di Shabwa”.

Sotto il loro controllo passa un territorio di 6680 km quadrati, con 23.000 abitanti e 220 km di costa lungo il Mar Arabo. Un territorio che include la strategica città portuale di Balhaf, dove è attiva la piattaforma di estrazione di gas naturale più grande di tutto lo Yemen e da dove partono le navi che importano il gas yemenita.

Si tratta di un colpo durissimo per un’economia poverissima come quello dello Yemen, che fa del gas il suo principale mezzo di sostentamento. Privato delle sue ricchezze naturali, lo stato arabo rischia di non poter completare il processo di modernizzazione, chiesto a gran voce della popolazione con le rivolte dello scorso anno.

I frutti della primavera yemenita rischiano infatti di finire in bocca ai fondamentalisti di Al-Qaeda.

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