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sabato 30 maggio 2020

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AMERICHE - Cuba, dal "permesso" al passaporto, è davvero svolta?

Dal 2013 cambiano le regole per lasciare l'isola.

16.10.2012 - Mauro Annarumma



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Dal 14 gennaio 2013, i cubani potranno viaggiare con il proprio passaporto. Cuba dice addio, insomma, alle proibitive regole migratorie che per decenni hanno bloccato il popolo cubano sull'isola. 

Così è stata presentata la "svolta" di Raul Castro dalla stampa di tutto il mondo. Un lancio ad effetto, che non ha però suscitato alcun entusiasmo tra i dissidenti fuggiti dal regime totalitario cubano. La rete internazionale "Cuba Democracia iYa!", boccia con scetticismo la riforma, parlando di un vero e proprio bluff. La gestione dei passaporti, in sostanza, non dovrebbe differire da quelli dei permessi. Il filtro migratorio dovrebbe cioè continuare. Intanto, fanno notare, coloro i quali emigrarono clandestinamente in passato, avendo per questo perso i diritti alla cittadinanza cubana, non potranno ottenere il passaporto per rientrare nel proprio Paese.

Il governo cubano ha motivato la riforma con la necessità di aggiornare le misure di contrasto ai piani "di ingerenza e di sovversione" degli Stati Uniti e dei suoi alleati. In tale ottica, ha ragione d'essere, ad esempio, la limitazione all'espatrio per militari e scienziati, intellettuali e dirigenti, al fine di preservare l'integrità della società e del tessuto produttivo dell'isola. Il periodo di soggiorno all'estero per i residenti è stato, invece, allungato fino a 24 mesi.

La richiesta del passaporto garantirà la libera circolazione anche dentro la propria amata isola? Se lo chiedono i dissidenti, come -immaginiamo- Guillermo Faras, premio Sakharov del Parlamento Europeo per i diritti umani, e Yoani Sanchez, blogger e attivista anticastrista, arrestati recentemente dalla polizia segreta cubana e liberati qualche giorno fa. Una domanda a cui solo il tempo prossimo venturo potrà dare una risposta.

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