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mercoledì 27 maggio 2020

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POPOLI IN LOTTA - Sempre più cristiani tra le vittime di intolleranza e fanatismo nel mondo

Arriva il Natale, si temono nuovi episodi di violenza contro le minoranze cristiane nel mondo

24.12.2012 - Mauro Annarumma



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All'approssimarsi del Natale, giorno per eccellenza della cristianità, è inevitabile, o lo sarebbe, ricordare i milioni di uomini e donne che scelgono la difficile vita del cristiano in realtà dilaniate da estremismi e violenze contro le minoranze, religiose e politiche.

La persecuzione dei cristiani è divenuta, sempre più negli ultimi anni, infatti, bandiera delle violenze sociali e interreligiose, dopo secoli di buio colonialismo religioso, ma anche di splendidi esempi, tuttora attuali, di salvifico rinnovamento culturale e spirituale dei popoli.  

I cristiani perseguitati nel mondo sono circa 200 milioni. L’International Society for Human Rights, con sede in Germania, stima che l’80 per cento delle discriminazioni religiose nel mondo siano dirette contro le comunità cristiane. Nella classifica stilata da OpenDoors, (http://www.opendoorsusa.org/) Nord Corea, Afghanistan, Arabia Saudita,Somalia e Iran occupano le prime cinque tristi posizioni. Il Sudan ha scalato velocemente la classifica, quest’anno, passando dal 35° posto al 16°,  causa le discriminazioni contro le minoranze cristiane nel Nord del Paese, mentre stabile è la Cina, che non risparmia nemmeno comunità come quelle dei Falun Gong, dei tibetani e le minoranze mussulmane del Paese.

Continuano le violenze in Nigeria, dove da gennaio i gruppi armati islamici del movimento di Boko Haram attaccano con autobombe e machete le chiese e le comunità cristiane lungo il confine ideale tra Nord, a maggioranza mussulmana,e Sud, a maggioranza cristiana. Endemiche sono le violenze in Pakistan, dove la maggioranza dei cristiani sono anche gli ultimi della societa', gli "intoccabili", mentre temono la deriva fondamentalista i copti d'Egitto, che costituiscono il 10% della popolazione, e che proprio lo scorso capodanno furono vittime di un sanguinoso attentato in Alessandria.

In India, i fondamentalisti indù e mussulmani mettono a rischio la vita delle comunità cristiane a Mombai e Orissa, ma uguali discriminazioni emergono dalla cronaca di Paesi come Iraq e Filippine solo per citarne alcuni.

Una delle ultime vittime della violenza interreligiosa e della discriminazione tra caste è Masih, pakistano nella regione del Punjab, un Chuhra o intoccabile, poverissimo tra poveri. La distinzione tra cristiani e intoccabili è assai labile, e spesso i due termini vengono usati come sinonimi.

Così è successo anche nel caso di Masih: contro di lui, contro il diritto di un uomo di difendersi, contro la sua condizione di ultimo e di cristiano, si è riversata la rabbia classista e religiosa di un proprietario terriere, appartenente alla ricca casta dei Jat.

Gli assalitori hanno picchiato prima Masih, poi si sono recati presso la sua abitazione e hanno minacciato la moglie Sobia. Sono poi tornati una seconda volta per picchiare entrambi.

In Pakistan, la suddivisione della società in caste è stata sviluppata  indipendentemente dall’India, in quanto a maggioranza mussulmana. I cristiani, considerati impuri, sono per questo relegati nella classe degli ultimi, e le stesse case sono spesso costruite alla periferia dei villaggi, o fuori di esso, come nel caso di Masih, nel Punjab.

Lo scorso anno, il Pakistan era salito agli onori della cronaca per l’uccisione di Shahbaz Bhatti, unica cristiana a sedere nel Parlamento pakistano, assassinata per la sua campagna contro la legge sulla blasfemia.

L’anno a venire non promette nulla di buono. La Siria è sempre più un terreno di scontro tra vecchi e nuovi poteri, e le minoranze cristiane, finora libere, rischiano di ritrovarsi davanti a una inattesa condizione, e la forte presenza di alqaedisti tra i ribelli fa temere una deriva fondamentalista di tutto il Paese. 

 

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