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giovedì 22 agosto 2019

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MEDIO ORIENTE - La NATO certifica l’uso di armi chimiche in Siria

L'organizzazione assicura di non conoscere gli autori e le circostanze del criminale atto

06.05.2013 - Luca Mershed



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Il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato di aver ricevuto indicazioni sull’uso di armi chimiche nella guerra in Siria, ma ha anche ammesso di non avere informazioni precise in merito a quali circostanze e da chi esse siano state usate.

Rispetto all’intervento israeliano nel conflitto, con un attacco al centro militare di Damasco, il responsabile dell’Alleanza Atlantica ha preferito non pronunciarsi.

Israele, al contrario, dichiara di avere iniziato l’offensiva giustificando l’accaduto come un attacco preventivo. La forza aerea ha attaccato diversi obbiettivi e principalmente il bastione del regime di Al Assad (si tratta di un arsenale di missili iraniani la cui ultima destinazione era il Libano per gli Hezbollah). È il terzo attacco di questa natura e il secondo nel giro di 48 ore. Inoltre è stato l’attacco nel quale si è utilizzata più forza dimostrando la paura del governo israeliano per la vicinanza del conflitto e delle ripercussioni che potrebbe avere.

“Gli ultimi avvenimenti in Siria dimostrano l'urgenza di raddoppiare gli sforzi della comunità internazionale per trovare una soluzione politica”, così ha affermato Rasmussen, che rifiuta l’idea di un intervento da parte dell’organizzazione. Secondo lui, la responsabilità ricade specialmente sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Si considera della “massima importanza” l’accesso da parte degli ispettori ONU nel territorio siriano affinché si possa comprovare l’utilizzo di armi chimiche e soprattutto per poter valutare in quale circostanza esse siano state adoperate. Sembrerebbe, tuttavia, che il regime si sia già rifiutato di far entrare gli ispettori per compiere il proprio lavoro.

Il segretario generale della Nato ha chiesto una maggiore cooperazione tra la sua organizzazione e l’Unione Europea affinché quest’ultima sia “un attore potente e non semplicemente uno spettatore potente”. Ha citato il caso del Kossovo come esempio della collaborazione tra le due organizzazioni e ha chiesto ai paesi membri che spendano più energie per raggiungere una situazione migliore. 

 

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