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giovedì 22 agosto 2019

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POPOLI IN LOTTA - L'indipendenza della Scozia costerebbe cara al Regno Unito

Il ministro scozzese Alex Salmond minaccia Londra: condivisione della sterlina o insolvenza

23.05.2013 - Luca Mershed



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Il ministro scozzese e leader del Partito Nazionale Scozzese (SNP), Alex Salmond, ha minacciato che la Scozia indipendente non pagherà il debito corrente del Regno Unito, se quest’ultimo dovesse negare di “spartire” la Sterlina con il futuro Paese indipendente. Questa minaccia è stata lanciata in seguito alla presentazione della nuova strategia economica scozzese che, certa della propria forza economica, sarebbe in grado di abbandonare la Gran Bretagna.

    Le sue parole prendono corpo anche in seguito al discorso del responsabile del Tesoro britannico, Gorge Osborne, che aveva messo in dubbio la possibilità di condividere, con il futuro nuovo stato, la Sterlina (opzione preferita dagli scozzesi rispetto alla possibilità di integrarsi all’euro o creare una nuova moneta propria). Salmond, nel suo discorso, dichiara che la Sterlina appartiene tanto agli scozzesi che agli inglesi e lo stesso vale per la Banca d’Inghilterra (definendola come la propria banca centrale). Quello che si chiede l’indipendentista è come sia possibile poter non condividere gli attivi finanziari ed invece sia possibile farlo con i debiti.

    Salmond ha detto che la Scozia possiede tutto ciò che è necessario per essere indipendente dal punto di vista economico e ha ribattuto alle critiche che sono sorte contro l’economia scozzese, ritenuta da sempre inferiore rispetto a quella britannica: in sostanza, ha affermato che non sarebbe così se la Scozia fosse stata indipendente. Infatti, nel rapporto economico stilato dall’esecutivo scozzese, si mette in evidenza il grande potenziale delle sue risorse, del settore universitario, di livello mondiale, del tasso di scolarizzazione della popolazione, della reputazione a livello globale. Nel documento sono inoltre indicati i settori economici di più grande rilievo: scienza, turismo, industrie creative, comunicazione, energie rinnovabili, finanza, tecnologie.

Inoltre, sono state messe in evidenza sei aree nelle quali, secondo il governo scozzese, le decisioni inglesi hanno minato la crescita economica: i tagli operati da Londra, la rinuncia a voler creare un fondo sovrano con le entrate del petrolio dal Mare del Nord, il debito pubblico accumulato dal governo laburista, le disuguaglianze delle entrate negli ultimi decenni, la concentrazione a Londra dell’attività economica a spese di tutto il Regno e le politiche di austerità dell’attuale coalizione governativa britannica.

    Il leader della campagna “Meglio uniti”, ed esponente del partito laburista, Alistar Darling, ha criticato, al contrario, la posizione degli indipendentisti perché la loro posizione dipenderebbe solo dalla questione della moneta e giuridicamente, una volta raggiunta l’indipendenza, sarebbe considerato, in Inghilterra, un governo straniero, e dovrebbe pagare i debiti dell’attuale Regno Unito in quanto, in parte, creatore di questi.

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