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venerdì 24 maggio 2019

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MEDIO ORIENTE - Iran, esulta il popolo di Rowhani

Chi vince e chi perde in Iran, all'indomani del voto che ha sorpreso il mondo.

23.06.2013 - Valentina Berdozzi



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Sometimes you win, sometimes you lose, somentimes it rains” recita la frase che cinge la base del vecchio Yankee Stadium nel Bronx, a New York City,  - perché durante una partita di baseball almeno una di queste tre condizioni si verifica sempre - dicono i tifosi.  E lo scorso 14 giugno, in un Iran chiamato ad esprimere attraverso elezioni democratiche il nuovo presidente della Repubblica Islamica, queste condizioni si sono verificate di certo – pioggia a parte.

Dalla tornata elettorale, infatti, c’è chi è uscito da vincitore e chi ha clamorosamente perso: c’è un candidato che ha vinto le elezioni ed ora è il nuovo presidente dell’Iran; ci sono gli iraniani che hanno trionfato per aver riposto le proprie speranze in una figura nuova, dialogante e più flessibile, non del tutto allineata alla linea guida dei Guardiani della Rivoluzione. E c’è anche chi ha fallito: coloro i quali vedono nell’Iran la nazione in cui è la Guida Suprema a governare, lasciando alla voce dei cittadini margini esigui.


CC Beshef/Flickr

A succedere all’uscente presidente Ahmadi-Nejad, salito al potere tra il malcontento popolare nel 2005, è Hassan Rowhani, l’unico clericale nel gruppo dei papabili scelti dai Guardiani ed esponente di spicco dell’area moderata e pragmatica che strizza l’occhio ai riformisti - in un Iran in cui è il concilio dei Guardiani della Rivoluzione a selezionare, tra le centinaia di candidature alla presidenza della repubblica che arrivano da tutto il Paese, la rosa ristretta dei candidati che effettivamente si contendono la carica con libere elezioni.

E così, nel confronto elettorale tra i 6 aspiranti presidenti, tra i quali un favorito c’era – colui su cui convergeva il favore della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei – vince, col 50.7% delle preferenze, la scelta del popolo.

Rowhani ha vinto, nonostante i timori della vigilia che riguardavano il forte astensionismo, soprattutto giovanile, la grande diserzione delle urne dei disillusi e l’instabilità di coloro che gli iraniani definiscono come “quelli del Hezb-ebaad”, del partito del vento, ovvero la fazione di chi decide di votare all’ultimo momento sovvertendo le previsioni dei politologi, i conteggi degli esperti e i disegni degli strateghi. E i cosiddetti favoriti della Guida Suprema.

Vincendo, pur non partendo in pole position come i più gettonati Jalili, Velayati e Qalibaf, sostenuti dall’assemblea dei Guardiani perché a loro fedeli e allineati, Rowhani batte soprattutto coloro che, al di fuori dei suoi confini, guardano all’Iran come ad un Paese schiavo delle sue guide rivoluzionarie e della loro volontà, immobile e fermo agli anni della rivoluzione islamica, ancorato al passato, Iran e iraniani.

La sfida che attende così Rohani è duplice: le esigenze di ripristino dell’equilibrio interno e quelle di riabilitazione del proprio profilo di fronte alla platea internazionale si sovrappongono nelle sorti di un Paese che aspira a diventare l’epicentro del sistema del Medioriente e il mediatore di pace per l’intera regione, così come si intrecciano nelle intenzioni programmatiche di sviluppo del nuovo leader.

E se gli Usa e l’Europa plaudono alla scelta del nome del neo-eletto giurista come a uno spiraglio di trattativa e di distensione e ad un segnale di speranza, Israele attacca: “Non illudiamoci: in Iran è Khamenei a decidere”, sottolineando il peso decisionale ed operativo che la regia della Guida Suprema ha in merito a nodi cruciali come quello del nucleare.

Tra la distensione americana, la nota di fiducia europea, i timori israeliani e la sorpresa destata, la vittoria di Rowhani si consolida e si radica tra coloro che hanno contribuito a costruirla. Perché c’è chi ha trionfato alle elezioni nonostante lo svantaggio e chi, invece, ha perso sbagliando i pronostici della politica del Paese e, massimamente, la lettura dei sogni e la misurazione dei desideri di cambiamento dei suoi cittadini.

Ma, soprattutto, c’è chi col vincitore spera di trionfare: è il sogno di un Iran nuovo e di un’Onda Verde che il mare della tradizione non spenga. 

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