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lunedì 06 aprile 2020

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Nairobi: belle intenzioni, ma la strada è tutta in salita

Gli Usa si tirano ancora indietro, la Cina accetta ma con i “se”, e l’Europa è l’unica verde

12.02.2007 - Cristina Petrachi



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NAIROBI - Si è conclusa il 17 novembre, la XII Conferenza mondiale sul clima organizzata dall’Onu, nonché il secondo Meeting delle parti sul Protocollo di Kyoto (Mop2).
Bene, direte voi…insomma, dico io; il vertice è stato un successo sotto il profilo della partecipazione, con quasi 200 paesi riuniti al meeting, sotto quello della presa di coscienza sui problemi cui andremo incontro se non invertiremo, repentinamente, la direzione di marcia (il rapporto del WWF parla chiaro) e anche per essere riuscito a dare una speranza al Protocollo di Kyoto…ma non è tutto oro quello che luccica.
Sul piano delle decisioni effettive, infatti, se è vero che è stato garantito un Kyoto-2, cioè la seconda fase del protocollo che inizierà allo scadere della prima, ovvero nel 2012, è anche vero, però, che la messa a punto di tale fase inizierà nel 2007 per i paesi industrializzati che avevano ratificato il protocollo, nel 2008 per i paesi in via di sviluppo, esonerati nella prima fase di Kyoto, (ma a condizione di non avere impegni vincolanti) e solo nel 2009 potremo vedere se le decisioni prese saranno, non solo utili, ma anche inserite tra le priorità dell’agenda politica internazionale.

Ma andiamo con ordine. Cos’era successo col Protocollo di Kyoto? Si erano fissate delle quote di riduzione delle emissioni di Co2 del 5% sulla base di quelle inquinanti del 1990, da raggiungere entro il 2012. Il protocollo sarebbe entrato in vigore solo al momento della ratifica da parte di non meno di 55 paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni. Il trattato ha navigato in acque pericolose, riuscendosi a salvare solo in extremis a Marrakech, grazie alle concessioni accordate a paesi come Russia e Giappone; grandi assenti rimangono gli USA. Ebbene? Un nulla di fatto sarebbe una bella risposta in confronto a quella che è la realtà. Non solo, infatti, il livello fissato non è stato, per ora, raggiunto, ma le emissioni inquinanti sono addirittura aumentate. Sarà difficile stappare lo chapagne entro il 2012.

Ma torniamo alla nostra conferenza. Certo, le incognite restano numerose. Due su tutte: la mancata partecipazione degli Usa anche al Kyoto-2 conferma la linea originaria dell’amministrazione Bush che non sembra essersi accorta che la sconfitta delle elezioni di mid-term incide anche su queste tematiche. Gli Stati Uniti, infatti, continuano ad affermare che i tempi e le modalità di Kyoto arrecherebbero un duro colpo all’economia a stelle e strisce. Eppure, proprio dagli Usa, arrivano notizie interessanti, come l’intenzione del governatore californiano Schwarzenegger di ridurre le emissioni nocive del 25% entro il 2020 (sulla base dei livelli del 1990). La motivazione? L’ex Terminator sostiene che tutto ciò costituirà un incredibile possibilità di sviluppo per l’economia californiana…e se avesse ragione?
La seconda notiziuola non tanto rosea arriva dritta dritta dalla Cina. Sono, infatti, recenti le stime che vogliono che il Dragone supererà gli States nel record d’inquinamento già nel 2009. Diviene, allora, fondamentale che paesi come la Cina, appunto, ma anche l’India e il Brasile divengano dei fans accaniti del protocollo. Purtroppo, da quanto emerge da Nairobi, non sembra che il tifo per il suo successo sia molto entusiastico. E certo, le loro argomentazioni non sono del tutto fuori luogo: l’inquinamento attuale dipende dai paesi occidentali; spetta loro, quindi, rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Vero! Spetta innanzitutto a noi, ma ormai, con gli scenari che ci attendono, non si può più pensare realisticamente di continuare con il modello di sviluppo fin qui seguito. E questo, sono spiacente, riguarda tutti. D’altra parte la bella spada di Damocle rappresentata dal Rapporto Stern parla chiaramente: fino al 20% del Pil mondiale annuo sarà perso a causa dei cambiamenti climatici, se non si comincerà subito a ridurre le emissioni. Un investimento sul futuro, lo ha definito Blair. Vedremo…

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