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lunedì 16 dicembre 2019

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MEDITERRANEO - Elezioni in Tunisia: Il partito di opposizione Nidaa Tunes sfida gli islamisti

Grande attesa per le elezioni del 26 ottobre. Chi governerà il Paese nel post transizione?

22.10.2014 - Fortunato Mangiola



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Il 26 ottobre i cittadini tunisini si recheranno alle urne per scegliere fra le migliaia di candidati i 217 rappresentanti dell'Assemblea del Popolo, organo legislativo della Repubblica. Si tratta delle prime elezioni legislative dall'approvazione della nuova Costituzione a gennaio di quest'anno e del secondo grande appuntamento elettorale dalla caduta del dittatore Zine Abidine Ben Ali, precedute delle elezioni per l'Assemblea Costituente di tre anni fa.

In quell'occasione, il Partito moderato d'ispirazione islamica En-Nahda aveva fatto valere il suo pluridecennale radicamento sul territorio, riuscendo a conquistare il 37% delle preferenze (e 88 dei 217 seggi messi in palio). Il secondo partito, il Congresso per la Repubblica dell'attuale Presidente Moncef Marzouki si era fermato ad un misero 9%. Il folto gruppo di partiti laici e secolari, potenziali oppositori degli islamisti di En-Nahda, aveva dimostrato scarsissima coesione e poco appeal nei confronti degli elettori.

Rispetto ad allora, tuttavia, molte cose sono cambiate. Innanzitutto, il governo, supportato dalla "troika" (la coalizione parlamentare composta da En-Nahda, il Congresso per la Repubblica ed Ettakatol), non è stato in grado di rispondere con efficacia alle istanze che i giovani tunisini avevano presentato in occasione della Rivoluzione dei Gelsomini ed ha alimentato lo scontento di ampi strati della popolazione. Di fatti, a fronte di un incremento dell'instabilità e dell'insicurezza (due famosi leader politici sono stati uccisi nella prima metà del 2013), la disoccupazione giovanile continua ad attanagliare il paese, la ripresa economica stenta a manifestarsi, i livelli di crescita dell'epoca di Ben Ali sono quasi un'utopia e poco o nulla è stato fatto per eliminare le profonde disuguaglianze fra le ricche regioni costiere e le province depresse del centro-Sud, a suo tempo epicentro della rivolta.

In secondo luogo, il fronte delle opposizioni non si mostra più come un miscuglio eterogeneo di micro-partiti, divisi dal personalismo di leader di varia estrazione. L'esperto Beji Caid Es-Sebsi, ex primo ministro ad interim del dopo Ben Ali, ha portato tutti sotto l'unico ombrello di un catch all party, in grado per dimensioni ed organizzazione, di sfidare il predominio di En-Nahda. Nidaa Tunes, questo il nome del partito, si rifa' all'eredità bourguibista e racchiude al suo interno comunisti, socialdemocratici, neodesturiani, repubblicani, populisti, dissidenti dei partiti secolari alleati di En-Nahda ed anche ex rappresentanti del partito di Ben Ali, motivo questo di grande critica da parte degli avversari politici.

Sul finire del 2013, l'emergere di questo fronte compatto di opposizioni aveva determinato la paralisi politica nel paese nordafricano, con l'Assemblea Costituente ridotta all'impotenza ed il governo di Ali Larayedh, supportato dalla "troika", costretto a cedere il passo ad una formazione di tecnici. Da allora, i due nuovi schieramenti hanno iniziato a prepararsi al duello decisivo per chi dovrà guidare la Tunisia nei prossimi delicatissimi cinque anni, fondamentali per la ripresa economica e, si spera, il consolidamento democratico.Il leader di En-Nahda Rachid Ghannouchi ha annunciato di aspettarsi per lo meno lo stesso numero di seggi del 2011. Il direttore della campagna elettorale di Sebsi ha preconizzato la conquista di almeno 70 seggi (poco meno del 30%). Un sondaggio promosso dal Sigma Counseil nell'aprile 2014 attribuiva un 46,8% di preferenze a Nidaa Tunes ed un 35,4% ad En-Nahda. Altri sondaggi segnalano Nidaa molto più indietro e il partito islamista ancora in netto vantaggio, al punto da ipotizzare un'improbabile alleanza fra i due partiti, anche in vista delle presidenziali di novembre quando En-Nahda non presenterà alcun candidato. L'esito, dunque, appare ancora avvolto nelle nubi, ma ciò che realmente conta è che a decidere sarà il popolo tunisino. Sono passati tre anni e in questi giorni di accesa campagna elettorale, i tempi di Ben Ali, della censura e del pensiero unico, appaiono come un incubo lontanissimo.

 

 

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