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martedì 29 settembre 2020

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MEDITERRANEO - Tunisia: un "Leone" come nuovo premier.

Ragioni e rischi di una scelta controversa

08.01.2015 - Fortunato Mangiola



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Dopo l'incontro al Palais de Carthage di giorno 5 gennaio, il neo Presidente della Repubblica Tunisina Beji Caid es-Sebsi ha deciso di insignire il sessantenne Habid Essid ("il leone" in arabo tunisino) del compito di formare il governo. 

Essid, una formazione economica con tanto di master in Economia Agricola all'Università del Minnesota, pur qualificandosi come "indipendente", è un politico di lungo corso. Capo di Gabinetto al Ministero dell'Agricoltura dal 1993 al 1997 e poi capo di gabinetto agli Interni fino al 2001, è allontanato da Ben Ali a causa della vicinanza col ministro Kallel, reo di utilizzare metodi repressivi troppo cruenti. Caduto in disgrazia agli occhi del dittatore, viene relegato dal 2001 a posti di scarso rilievo (sottosegretario alla Pesca, sottosegretario all'Ambiente) per poi tornare alla ribalta della scena politica all'indomani della rivoluzione, quando es-Sebsi, allora premier ad interim, gli affida il posto di Ministro degli Interni. Dopo le legislative del 2011 e la vittoria degli islamisti di En-Nahda, mantiene comunque un ruolo importante diventando Consigliere Personale del premier Jebali per le tematiche relative alla sicurezza.La nomina di Essid è totalmente coerente con l'impostazione securitaria che il partito Nidaa Tounes ha assunto fin dalla sua formazione nel 2012. Dopo una campagna per le legislative e per le presidenziali, incentrata quasi unicamente sul tema della sicurezza, facendo leva sulla paura della popolazione nei confronti del terrorismo jihadista, non stupisce che la scelta di Sebsi sia ricaduta su uno degli amministratori più ferrati nel settore.  

Parimenti, Essid è un nome verso il quale il principale partito di opposizione En-Nahda non può manifestare un netto rifiuto, avendolo in precedenza co-optato fra gli esperti di governo.Cionondimeno, il moderato apprezzamento di En-Nahda importante in termini di sostegno parlamentare (per altro tutto da verificare) rischia di non compensare lo scollo con tutti coloro i quali all'indomani della rivoluzione avevano sperato in una Tunisia più libera e rispettosa dei diritti umani. Non sfugge a nessuno, e men che meno ai giovani attivisti della prima ora, che il periodo di Essid agli Interni sia coinciso con un'era di repressione e torture. Non sfugge a nessuno che Essid sia un classico esempio di uomo dell'antico regime, men che meno al leader del Fronte Popolare Hamma Hammami lo ha immediatamente affermato sulle frequenze di Radio Shems.

 A questo punto resta da capire quanto effettivamente il problema della nuova Tunisia democratica sia rappresentato dalla minaccia islamica e quanto invece da indicatori economici in costante declino. Gli artigli del "Leone" sembrano appuntiti abbastanza per portare i jihadisti, peraltro a lungo dormienti, ad una rapida ritirata, ma saprà Essid parimenti trovare le giuste soluzioni ai problemi strutturali del paese? Sebsi ne è convinto, ma se così non dovesse essere il ruggito del "Leone" rischia di essere coperto dal chiasso di nuove assordanti proteste.

 

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