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sabato 29 febbraio 2020

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Il ritorno di Rutelli

Il centro sinistra si ripresenta unito nella corsa al Campidoglio, anche se i socialisti presentano una lista a parte. Rutelli si presenta come il collante di una coalizione nuovamente eterogenea, ma finora sempre vittoriosa: basterà per continuare a gov

22.03.2008 - Stefano Tretta



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Foto di http://www.flickr.com/photos/leon_77/

“Abbiamo un’idea di Roma, un’idea del futuro di questa nostra metropoli. La vogliamo moderna, innovativa. Condurremo una nuova stagione di cambiamento”.
Così si apre, nelle prime righe, il programma elettorale del candidato sindaco, Francesco Rutelli, che torna a competere per il governo della città dopo gli otto anni condotti come primo cittadino dal ’93 al 2001, quando si dimise per competere contro Silvio Berlusconi nelle elezioni politiche.
Succedere a Veltroni è un onere impressionante, ereditare il suo consenso può generare qualche scompenso: serviva una figura di spessore, di peso nazionale, ma che conoscesse la città... “Così Walter, fra il serio e il faceto, mi disse: Francè, se ti andasse...”. E Francesco ha accettato la sfida: governare Roma per altri cinque anni.
Missione principale: convincere e convincersi che l’alleanza con la Sinistra Arcobaleno era la cosa giusta da fare. Già, perché non possiamo nasconderci che la grossa innovazione del PD, a livello nazionale, sia stata la decisione di correre liberi, separandosi “di comune accordo” con la sinistra di Bertinotti, ma soprattutto dei Pecoraro Scanio, dei Caruso, dei Diliberto.
Perché a Roma si corre uniti e alle politiche no?
Senz’altro la decisione è tutt’altro che immotivata: in Comune non si parla di missioni all’estero, non si parla di recessione e di debito pubblico, non si parla di Alitalia e della TAV. Governare ed amministrare una città significa decidere di situazioni molto più vicine alla pelle dei cittadini, e su questi temi, dal ’93 in poi, il centro-sinistra ha mostrato un’unità d’intenti forte e senza incrinature. Perché, dunque, rompere un giocattolo che funziona così bene, una macchina da guerra che alle ultime elezioni, nel 2006, ha riconfermato Veltroni con un consenso bulgaro, superiore di gran lunga al 60%?
“Dimentichiamoci questo vantaggio, però”, ha subito sentenziato Rutelli, conscio che questa campagna elettorale si giocherà pancia a terra.
Ed anche qui, la parola cambiamento risuona come una pozione salvifica. La Giunta sarà rivoluzionata: “voglio gente nuova, voglio coinvolgere i giovani, voglio creare una nuova classe dirigente”, ha già fatto notare il candidato sindaco.
Ecco, quindi, la decisione di lanciare la Lista “Under 30 per Rutelli Sindaco”: giovani candidati al Comune e nei Municipi, per ringiovanire la politica e dare una mano di bianco alla nuova corsa di Rutelli. Ma non era il PD a dover diventare più giovane ed innovativo? Ha senso una lista generazionale, o sarebbe stato meglio svecchiare le liste democratiche? Solo le urne daranno il responso atteso.
Ed ancora, avanti con le liste civiche, la grande invenzione di Rutelli sin dal’93: confermato il pacchetto Veltroni: una dei “Moderati”, di carattere centrista, a dar fastidio a Rosa Bianca e UdC, e l’altra, “Lista Civica”, in cui trovano casa consiglieri uscenti (Fayer, Saccone e il socialista Quadrana, in rotta con il PS romano, che sostiene la candidatura di Grillini a sindaco, un altro ostacolo) e personaggi della cultura, dello sport, dello spettacolo, del lavoro.
Su cosa punta il programma di Rutelli?
Ecco le linee più forti: profonda riorganizzazione della macchina capitolina, il progetto delle “Centoscuole”, lo sviluppo deciso dei programmi di modernizzazione (Metro C, D e B1), l’attuazione del Piano Regolatore. In più, altri due assi: la sicurezza e l’ecologia: “la riorganizzazione della città riguarderà la cura, la pulizia e la manutenzione. Chiederemo ai cittadini di partecipare alla raccolta differenziata per portarla al 35% in tempi rapidi e certi. E pianteremo mezzo milione di alberi in 5 anni”. Poi, il tema della convivenza, maggior integrazione, un impegno per la Pace in chiave di emblema di città del dialogo fra più culture.
Insomma, l’idea che emerge è un impegno di innovazione e modernizzazione: la cultura del riformismo e del fare tanto cara al PD nazionale. Si dovrà vedere se l’accordo con la Sinistra non genererà compromessi al ribasso.
Roma ha bisogno di crescere ancora, sulla scia di quanto fatto negli ultimi quindici anni: sarà Rutelli il capitano della nuova stagione per la Capitale?
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