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Favola all'italiana

30.06.2007 - Eva Songini



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foto: http://flickr.com/photos/luiginter/

C’era una volta la “famiglia fondata sul matrimonio”, sostenuta e voluta persino dalla Costituzione, all’articolo 29. Ma poi, come tutte le favole degne del “c’era una volta”, anche questa ha dovuto lasciar spazio alla nuda e cruda realtà. E così il povero principe azzurro ha raccolto armi e bagagli e se ne è tornato da dove era venuto, estenuato e depotenziato dal femminismo e dall’emancipazione (come denuncia Eric Zemmour nel suo libro "L’uomo maschio”).La donna preferisce l’indipendenza più assoluta! Vuole leggi che le riconoscano il diritto di dare al figlio il proprio cognome. Ed ecco che il concetto di famiglia tradizionale perde ogni significato. Non può farci nulla la Chiesa, perché ormai i valori cristiani sono ridotti, ahimé, nella maggior parte dei casi, ad un vago ricordo; non può farci nulla la tradizione culturale, perché per le nuove generazioni è molto piu’ “fico” andare avanti senza voltarsi; e a quanto pare non può (o non vuole) farci nulla neanche lo Stato. Tralasciando qualsiasi giudizio di merito riguardo la volontà di approvare il disegno di legge sui diritti delle coppie conviventi (DICO), il vero nemico della famiglia tradizionale è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Arriva mascherata da “vecchietta buona”, nel rispetto della più cattiva strega di Biancaneve, ma se nella favola disneyana, per convincere la bella a mangiare la mela, la vecchietta aveva dovuto almeno munirsi di pazienza e lungimiranza, nella nostra fiaba il frutto avvelenato arriva direttamente nelle cassette della posta. Certo non deve essere addolcito e lucidato perché qualcuno si convinca a mandarlo giù.

L’effetto combinato dei nuovi meccanismi di calcolo dell’imposta e delle scelte locali relative alle addizionali comunale e regionale hanno dato luogo ad un originale meccanismo di rincaro. Che ci fosse e che riguardasse tutti i contribuenti era noto, ma che fosse studiato per crescere al crescere dalla famiglia ha un po’ stupito! Con un solo figlio a carico il rincaro medio rispetto all’anno scorso oscilla tra i 106 e i 124 euro (a seconda del reddito), ma sfiora in media i 190 euro se i figli diventano 3. E ad aggravare il problema si aggiunge il fatto che l’aumento maggiore riguarda le famiglie con reddito basso. A Roma, per esempio, una famiglia con un solo figlio comincia a pagare piu’ tasse rispetto all’anno scorso a partire da 38.000 euro di reddito annuo, ma se i figli sono 2 gli aumenti partono gia con un reddito pari a 31.900 euro. Alla faccia del welfare state!

La trama si complica ancora se si pensa che ci sono un’infinità di problemi per i quali la nostra bella famiglia non sembra proprio in grado di trovare una soluzione. Ci sono i costi relativi all’abitazione, le difficoltà effettive nel trovare un lavoro duraturo, la necessità per moltissimi dei fortunati che un lavoro ce l’hanno di rendersi disponibili a viaggiare… Può esserci in questo contesto un dolce lieto fine per la famiglia tradizionale? Ce la farà la nostra eroina a superare tutti questi ostacoli? Ci saranno ancora nel prossimo futuro famiglie in grado di resistere a tutte queste forze contrarie alla loro felicità? Per ora la risposta sembra essere negativa. Dati alla mano, mentre lo Stato si preoccupa di gay, coppie di fatto e quant’altro, le famiglie tradizionali con più di 3 figli sono arrivate ad essere 185 mila (nel 1960 erano 3 milioni!!!) e il tasso di fecondità totale, cioè il numero di nati per donna, è arrivato a 1,32, sempre più lontano da quello che gli studiosi chiamano “livello di rimpiazzo” (il numero di nati per donna necessario perché il numero di abitanti in un determinato territorio rimanga invariato da una generazione all’altra). Facciamo conto che la storia non sia ancora finita, che ci sia ancora speranza di tornare a vedere quei tanto banali quanto felici quadretti familiari dove il papà fa il papà e la mamma fa la mamma, non sarebbe forse il caso di cominciare a rivedere quali sono le minoranze che vanno tutelate?

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