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lunedì 24 febbraio 2020

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“La lotta alla mafia non è una priorità dei governi”

Intervista con Francesca Rispoli, coordinatrice nazionale Libera, settore Università

07.07.2008 - Tommaso Koch



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Può spiegarci in breve cos’è Libera e di cosa si occupa?
Libera è un’associazione di associazioni nata nel 1995 per diffondere in tutta Italia la cultura della legalità e dell’antimafia. Le nostre iniziative sono tantissime; ad ogni modo, in particolare, ci occupiamo di collaborare con le scuole e le università per rafforzare i suddetti valori e di riutilizzare con scopi sociali i beni confiscati alla mafia.

Cosa si può fare per sostenere la vostra associazione? Dov’è possibile trovarvi?
Rintracciarci è facilissimo: siamo ovunque, abbiamo innumerevoli sedi sparse per l’intera penisola ed un sito internet, www.libera.it , dal quale è possibile reperire ogni informazione. Qui a Roma c’è la sede nazionale dell’associazione, in via Quattro Novembre 98. Esistono tanti modi per dare un aiuto, diversi anche a seconda delle esigenze delle varie città: dal partecipare alle nostre iniziative solo in qualità di pubblico, al tenere un banchetto dell’associazione, fino ad una collaborazione più costante e continuativa.

Quale riscontro avete rispetto alla partecipazione della gente? E rispetto ai giovani?
I risultati sono indubbiamente molto buoni: riceviamo aiuto ed interesse quasi in ogni zona d’Italia. Chiaramente le collaborazioni saltuarie sono molto più numerose di quelle fisse, ma ogni contributo è importante e funzionale al nostro progetto. Riguardo ai giovani, riscontriamo un grandissimo interesse: il tema della mafia è molto presente nelle scuole, nelle università, tanto che spesso proprio dagli incontri con i ragazzi nascono alcune delle iniziative di Libera.

Veniamo a tematiche più “politiche”: crede che negli ultimi anni la lotta alla mafia si sia affermata come una delle priorità dell’agenda politica o che piuttosto rimanga ancora nelle retrovie? Ha notato cambiamenti nell’approccio al tema tra il governo Berlusconi ed il successivo governo Prodi?
La lotta alla mafia è ancora lontanissima dall’essere una delle priorità dei governi italiani. Consideri che durante la legislatura di centro-destra gli strumenti utili per contrastare la criminalità organizzata sono stati indeboliti: si pensi, per esempio, alla depenalizzazione degli illeciti fiscali. Con il governo Prodi la situazione non è cambiata granché, ma l’esecutivo è durato troppo poco per poterne giudicare l’operato; la nomina di un commissario ad hoc per i beni confiscati è stato comunque un passo nella giusta direzione, anche se la permanenza in carica di questa nuova figura dipenderà dalle scelte del nuovo governo Berlusconi.

Cosa pensa un’associazione come la vostra, che si dedica interamente alla lotta contro la mafia, quando vede consiglieri regionali arrestati per collaborazione con la criminalità organizzata, neo-senatori condannati a 5 anni per favoreggiamento, tra gli altri, ad alcuni mafiosi ed un presidente del Consiglio più volte coinvolto in processi per mafia?
Libera crede fermamente nella democrazia e nella nostra Carta Costituzionale; siamo garantisti e dunque convinti che nessuno sia colpevole fino a che una giuria non lo dichiari tale. Detto questo, crediamo anche che esista una responsabilità morale ed etica che troppo spesso i nostri politici dimenticano; dal nostro punto di vista sarebbe preferibile un Parlamento ripulito di tutti i condannati in primo grado. Certo, nessuna norma vietava al senatore Cuffaro di candidarsi ed essere eletto, ma sarebbe stato certamente preferibile se avesse rinunciato alla candidatura per dedicarsi a dimostrare la propria innocenza. Temo che si sia perso il gusto per la democrazia, in entrambe gli schieramenti politici.

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