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lunedì 24 febbraio 2020

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Il Papa all’inferno, Napolitano da Morfeo

E’ sfilato il corteo organizzato sui blog di Grillo e Travaglio ha manifestato il proprio dissenso contro le prime azioni di governo di Berlusconi, “ma anche” contro il dormiente Veltroni

15.07.2008 - Daniele Maurizi



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In Piazza Navona, l’8 Luglio, c’era il “terzo polo”, politico-civile s’intende, quello dei dissidenti, degli esclusi, degli anticonformisti, dei giustizialisti, dei radical-chic, chiamateli come volete. O semplicemente di quelli che non tollerano già più l’operato di un governo fatto su misura per una persona e che usa gli argomenti economici e sociali, che più da vicino lo dovrebbero interessare, per sviare l’attenzione dal vero obiettivo che è quello di mettere il premier al riparo da qualsiasi possibilità di accusa, indagine, processo, condanna giudiziale. La missione era ardua: esprimere il disagio di vivere passivamente in una nazione che si sta rapidamente trasformando in un “regime” (quantomeno mediatico o di informazione), risvegliare una opposizione che sembra essere caduta in un torpore senza più fine (o saggiare il terreno per cercare di fondarne una nuova, diversa), essere convincenti, cercando di non scadere nel populismo e nell’offesa, perché le Autorità contestate e coinvolte sono “alte” e tutto ciò che non ci voleva era proprio offrire la lama dell’offesa all’avversario. Meglio la forza delle parole posate ed intelligenti, piuttosto che le parole forti e irrispettose.
La piazza era bella, colorata, pacifica. Soprattutto, era “variamente composta”: c’erano i dipietristi, gli esclusi dal Parlamento, gli “arcobalenati” capitanati da Diliberto e Ferrero; non mancava qualche monade del PD come Arturo Parisi e poi tanta, tanta gente comune che ha voluto comunque essere presente. C’è sicuramente più ordine e comunanza di idee nella piazza che tra i piani alti dell’attuale opposizione, a dimostrazione che quando la politica parte dalla piazza “luogo di battaglia democratica”, come la definisce Massimo D’Alema, si trova il consenso per governare e per unirsi. Quella che è mancata è stata l’”alleanza” sul palco. Gli interventi più attesi, quelli di Paolo Flores D’Arcais, di Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti, non hanno reso fortemente il senso dei loro discorsi, nel complesso. Gli applausi si sono succeduti più per il seguito di un’offesa, di un’alzata di tono o di un costrutto fraseologico-satirico, piuttosto che per adesione ad un fatto enunciato. Bisognava cercare consenso di popolo, e in tale misura si è proposto Flores D’Arcais, che con molta sobrietà ma altrettanta forza ha criticato il “bavaglio” che si sta tentando di mettere al diritto all’informazione, paragonando la situazione italiana a quanto è avvenuto nella Russia di Putin. Ha “bacchettato” l’opposizione politica, citando l’editorialista de “La Stampa”, Barbara Spinelli, la quale evidenzia l’urgenza di un risveglio, per contrastare la narcosi delle menti, del linguaggio, delle memorie. Anche lei si accorge dell’esistenza di una maggioranza che ignora e offende la minoranza, del trionfo di interessi particolari di chi è a capo del Governo pagando un prezzo altissimo che è l’impunità di un enorme numero di crimini. Cita anche Hannah Arendt nel passaggio in cui descrive la politica come “strumento di rottura delle regole del conformismo”.
Proprio in questo ritaglio forse è racchiuso il senso di tutto il pomeriggio: dare una sveglia a Veltroni, per farlo uscire dal gioco illusionistico intessuto dal Cavaliere per impedirgli di compiere una opposizione seria e dura. E invece il segretario del PD ha dimostrato di non aver colto questo spiraglio, questo soffio della piazza. Solo pochissimi giorni prima aveva ricevuto i fischi a Montecatini Terme durante il primo congresso del (nuovo) Partito Socialista, che naturalmente protestava per la chiusura in sede elettorale e che ora sta pagando le conseguenze con l’esclusione parlamentare. Ma Veltroni forse ha dimostrato di non saper scegliere bene i propri alleati politici se gli unici slanci pubblici che ha avuto dopo la reunion di Piazza Navona sono stati quelli delle doverose dissociazioni dalla satira della Guzzanti verso il Papa (il Papa all’Inferno…) e delle scuse verso il Capo dello Stato che è stato definito da Grillo il “Morfeo firmatutto” della nostra Repubblica, riferendosi all’immininte firma al “lodo Alfano” che sarà approvato in Parlamento entro la prossima settimana. Ulteriore uscita di Veltroni è stata relativa all’ aut aut a Di Pietro: “o con noi o con la piazza!”, ha tuonato. Ovvia la risposta, fosse solo per coerenza con le proprie azioni.
E ora Veltroni si trova da solo. Se voleva creare una opposizione seria, come aveva annunciato dopo la disfatta elettorale, composta da un largo consenso che partisse dal basso, sicuramente non ha intrapreso la strada migliore. Ha pesato moltissimo l’ooposizione morbida dimostrata di fronte alle mosse legislative del Premier, che si sta muovendo praticamente incontrastato verso i propri obiettivi. Ci si aspettava una dura contestazione del lodo Alfano, della blocca-processi, della legge sulle intercettazioni, o legge contro il diritto di informazione, del conflitto di interessi, della rete televisiva abusiva che continua ancora ad occupare le frequenze assegnate ad Europa 7. Di questi scempi, così come di altri. E invece c’è un clima western, dove soffia solo il vento nel deserto e gli unici rumori che si sentono sono quelli degli zoccoli dei cavalli dei banditi che governano il territorio seminando terrore e minacce. Napoli e le discariche campane ne sono un esempio evidentissimo. Ci saranno altre riunioni di piazza, altri scenari, ma solito scopo: far sentire la propria voce, incitare una unità di opposizione.
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