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lunedì 28 settembre 2020

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La sconfitta del Razionalismo

L’approvazione dell’immunità per Berlusconi si configura come un’ inquietante vittoria dell’irrazionale, dell’anti-scienza, dell’anti-diritto: invece che obbligare il Cavaliere a produrre le prove del presunto complotto della magistratura ai

29.07.2008 - Dario Pasquini



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La gente dopo un pò non si stupisce più. Lo straordinario ripetuto nel tempo confluisce necessariamente nell’ordinario. La vista di un cadavere può inorridire, ma dopo mesi in trincea fra cumuli di corpi, se non si impazzisce subito la puzza di morto diventa solo una spiacevole compagna. Il paragone non impressioni troppo. Nell’Italia stra-ordinaria di questo momento la situazione è decisamente meno cruenta (gli occhi del “Divo” hanno visto di molto peggio nell’antica democrazia occidentale più violenta che ci sia, da Portella delle Ginestre, alla Stazione di Bologna, dalla morte di Moro alle bombe della mafia).
Oggi di altri delitti si tratta, senza sangue che scorre e in un’atmosfera piuttosto rilassata, dove la scalpellatina alla democrazia viene data con determinato garbo istituzionale.
Il problema inquietante, a veder bene le cose, non è l’introduzione dell’immunità per il capo dell’esecutivo, inedita nelle altre “grandi democrazie”. Il problema è il contesto: non solo la caterba di procedimenti a carico del premier (la cui azienda ha collezionato tramite i suoi dirigenti, condanne definitive per gravi reati economici) che non hanno contribuito a creare un clima, per così dire, di limpidezza di decisioni. Quello che stupisce di più è la cecità che la nostra società, politica, culturale, scientifica, mediatica, ha dimostrato verso un tema capitale su cui si basa (con alterne fortune) da secoli la nostra civiltà. Quello, udite udite, del razionalismo.
Forse non è così peregrino individuare il precedente più importante nell’epoca di Tangentopoli. Anche allora, come oggi, chi era oggetto di indagini a dir poco imbarazzanti, ripeteva di essere vittima di un complotto giudiziario, architettato come vendetta per porre fine al dominio di alcuni partiti. Una questione di poteri forti (i giudici, oppure dei grandi burattinai che li manovravano). Solo che mancava lo straccio di una prova. A quel tempo alcuni giudici, grazie anche all’indignazione dell’opinione pubblica e alla responsabilità del presidente Scalfaro, riuscirono a continuare il proprio lavoro mantenendo un largo margine dell’indipendenza che la Costituzione gli attribuisce. Eppure un argine evidentemente si era rotto. Gli strepiti sulle manovra occulte, fatti propri anche dal precedente capo dello Stato, Cossiga, lasciarono il segno.
Ed eccoci qui ad assistere da anni allo spettacolo di un laureato in giurisprudenza (ma si sa, viene prima la propria pellaccia) con al seguito un numero elevatissimo di giureconsulti, avvocati, magistrati prestati alla causa, storici di professione, giornalisti che accusano di fatti gravissimi, senza alcuna prova “scientifica”, uno degli ordini dello Stato, il potere giudiziario.
Siamo al trionfo dell’irrazionalismo, che è riuscito a contagiare l’opposizione, incapace di smascherarlo come doveva, l’opinione pubblica e gli stessi capi dello Stato Ciampi e Napolitano, che per non creare conflitti con l’uomo votato dagli elettori hanno preferito adottare la tattica dei comunicati allusivi, dello “sconcerto degli ambienti del Quirinale” quando invece pare sempre più chiaro che davanti all’irresponsabilità di chi alza giornalmente il tiro a livelli così alti, le uniche risposte sono la fermezza, la difesa quotidiana e senza sconti delle regole su cui si basa il nostro sistema, non solo giuridico, ma culturale e scientifico. Le parole sono pietre e se vengono lanciate è bene chiederne conto. Un complotto giudiziario? Prendiamolo sul serio, per Dio. E organizziamo un comitato internazionale di saggi, demandiamo la questione alla Corte Costituzionale, invochiamo l’arbitrato del Parlamento. Ma si inchiodino gli urlatori alla prova dei fatti. Dopodiché, se il complotto da sventare non esiste, signor Berlusconi, si riaccomodi sul banco degli imputati.

E' troppo tardi.

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