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lunedì 24 febbraio 2020

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Sia lodato Alfano

Il lodo Alfano è diventato legge dello Stato. Adesso quattro cittadini italiani saranno intoccabili di fronte alla legge. Ma lo scudo lo userà solo uno…

29.07.2008 - Daniele Maurizi



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La sicurezza di un leader si vede anche da piccoli gesti simbolici. Nell’aula del Senato, martedì scorso, c’erano molti dei suoi colonnelli, ma di Berlusconi neanche l’ombra. Lui era nella sua villa in Sardegna a ricevere il presidente egiziano Mubarak per colloqui di lavoro non meglio specificati, visto che alla fine del loro incontro non sono state previste conferenze stampa. A Roma invece in serata è arrivata la notizia da lui tanto attesa. Il “suo” lodo Alfano è diventato legge della Repubblica Italiana. Per 14 anni ha rincorso questo obiettivo ed ora, alla vigilia della sentenza di primo grado del processo che lo vede imputato a Milano per il reato di corruzione di atti giudiziari per aver spinto l’avvocato londinese David Mills a dichiarare menzogna sui fondi neri della Fininvest all’estero, noi italiani avremo un presidente sì libero di governare, ma che non sapremo prima della fine della legislatura se è colpevole o innocente per il reato a lui imputato. Tutti i tribunali d’Italia dovranno modificare la dicitura impressa in ogni aula “La legge è uguale per tutti” aggiungendo la postilla: “…meno quattro”.

In sostanza il lodo prevede questo: è prevista la sospensione dei processi penali in corso per le prime quattro cariche dello Stato; la sospensione non è reiterabile cioè, se la stessa persona passa ad altro incarico, non può più usufruire della sospensione, con l’eccezione secondo la quale il presidente del consiglio dimissionario, se rieletto nella stessa legislatura, può usufruire ancora dell’immunità; il blocco del processo sospende anche la prescrizione; le parti eventualmente lese possono trasferire il processo in sede civile con trattamento di priorità. Non è fantascienza, ma ciò che sta accadendo in queste ore in Italia. E non basta la moltitudine di costituzionalisti che in coro gridano l’incostituzionalità del lodo. Il Quirinale ha già firmato, ed anzi, non si capisce la ragione per la quale il vicepresidente dell’Alta Corte Mancino voglia addirittura “rafforzare” il lodo con una norma o una modifica costituzionale. Viene da chiedersi: in base a quale principio dovrebbero tutelarsi le prime quattro cariche dello Stato e non le altre, come ad esempio il presidente della corte costituzionale, finanche il leader dell’opposizione, teoricamente ben più a rischio di processo rispetto al leader della maggioranza? Non sarebbe difficile per Berlusconi scagliare contro Veltroni i suoi squali-onorevoli-avvocati capitanati dall’incredibile Ghedini alla ricerca di qualsiasi increspatura della sua vita privata o professionale che possa gettare discredito sulla qualità e l’opportunità dell’opposizione.

Perché includere queste quattro cariche in un unico calderone protettivo quando Napolitano e Fini non l’hanno chiesto, Schifani non si sa se l’abbia chiesto o meno, mentre Berlusconi è l’unico che lo chiede da una vita e probabilmente sarà l’unico che lo userà? Forse sarebbe stato troppo “ad personam” se lo scudo avesse protetto solo lui e allora, meglio essere in compagnia. In un paese come l’Italia un fatto come quello accaduto non desta molto scompiglio o orrore di popolo e non si capisce il motivo, anzi, i consensi di Berlusconi sono altissimi. Se non fosse abbastanza chiaro, stiamo parlando di un individuo, il presidente del consiglio, che usando il suo enorme potere ha ridotto il parlamento ad un esteso collegio di difesa, al quale ha costretto a prendere come primi provvedimenti di inizio legislatura iniziative in sua difesa, incuranti della Costituzione e delle reali esigenze del paese.

L’odiosità di questa faccenda targata Arcore è ancora più apprezzabile se si pensa all’enorme giro di partite che si è fatto prima di arrivare a questa porcata legislativa, peraltro in un tempo record per una legge italiana, appena venticinque giorni, appena più di un decreto legge. Prima la proposta del “codicillo” del “blocca-processi” all’interno del decreto-sicurezza, accompagnato dallo scandalo delle intercettazioni (che forse serviva solo per intorpidire le acque e sviare l’attenzione dai reali obiettivi), poi lo smantellamento dello stesso codicillo, a dimostrazione che la norma non aveva alcuna urgenza reale, a prezzo dell’odioso baratto presentato come mediazione politica costituito dal lodo. Non si può far finta di niente, farsi prendere così, per sfinimento e accettare tutte le condizioni imposte da questo sovrano incontrastato. Non si può passare sopra la Costituzione in modo così tanto palese, senza ritegno e in così poco tempo. E’ giusto dirlo. Il principio della democrazia si basa proprio sulla separazione dei poteri e sulla reciproca indipendenza. Quando, come in questo caso, ci si permette un’ ingerenza dell’esecutivo sul potere giudiziario e nessuno può far niente, allora siamo autorizzati a dire che di democrazia forse se ne vede solo l’ombra. Molte lotte del passato sono state vanificate. Il popolo non è più sovrano a vantaggio di un sovrano solo. Questo è solo l’inizio della legislatura, in autunno si prospetta la riforma della giustizia, la discussione sul federalismo, forse si darà una struttura più precisa per quanto riguarda l’informazione e i giornalisti. Prepariamoci ad una stagione calda di protesta.

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