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domenica 26 gennaio 2020

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Alla rincorsa del centro perduto

L’opposizione di centro destra perde compattezza. Un’analisi dei rapporti politici alla base di una coalizione divisa e spaccata, che ha una sola fortuna: i partiti di governo non se la passano certo meglio.

16.04.2007 - Stefano Tretta



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Adesso sì, è definitivo.
Possiamo affermare con un buon margine di certezza che le opposizioni al governo Prodi sono due: la vecchia Casa delle Libertà, o meglio quel che ne resta, guidata da Berlusconi, Fini e Bossi, e il nuovo centro, libero e semi-indipendente, di cui si fa rappresentante Casini e il suo partito, l’Udc.
Il leader democristiano ha ormai preso le distanze dal vecchio disegno politico di creare un partito unico dei moderati in area di centro-destra, e si è ripreso il suo spazio d’azione naturale, il suo habitat preferito. Ha rimesso sul piatto della battaglia politica la tematica del centro. Il suo progetto, giorno dopo giorno, si fa sempre più chiaro: sparigliare definitivamente il bipolarismo ormai esanime che ancora faticosamente regna sul sistema politico italiano, abbandonare la logica del muro contro muro, e ricomporre un’ampia ed eterogenea coalizione moderata, su cui costruire le basi programmatiche di un governo nuovamente democristiano e di larghe intese. Il suo prossimo obiettivo: agire come gruppo di pressione per ottenere una legge elettorale simile al modello tedesco, che favorirebbe il suo progetto, e tessere relazioni con i settori del governo più sensibili alle sue lusinghe; a tal proposito, gli interlocutori privilegiati sono sicuramente Mastella e gli ex popolari della Margherita.
E l’altro pezzo del centro-destra?
Dopo il voto negativo rispetto alle missioni militari dei nostri soldati nel mondo (unico esempio di destra europea che vota contro tali operazioni), l’atmosfera non è delle migliori. Berlusconi e Fini hanno provato a far cadere il governo sulla politica estera: è stata un’operazione che non solo è fallita, ma ha danneggiato la loro credibilità. Il distacco con Casini è ormai realtà, anche se sarebbe una politica suicida il correre separati alle elezioni amministrative di maggio, attorno alle quali dovrebbe ripartire la riscossa dell’opposizione.

Soprattutto Forza Italia è convinta di poter fare a meno dei centristi, e sono disposti a tirare la corda e dettare le proprie condizioni. Finché è possibile.
Ma la partita gira sempre attorno allo stesso punto: la nuova legge elettorale.
Essa costituisce lo snodo cruciale per definire i prossimi sviluppi del sistema politico italiano. Berlusconi vorrebbe pochi ritocchi all’attuale sistema, in modo da non dover rivedere la Costituzione ed andare subito alle urne. Il partito di Fini, si sa, predilige un sistema maggioritario, per favorire il bipolarismo ed escludere i disegni neocentristi. Proprio il contrario di quello per cui spinge l’Udc, come abbiamo visto,. La Lega, non è nuovo, si venderà al miglior offerente: in cambio di un effettivo federalismo, farebbe patti col diavolo; in ogni caso, la sua preferenza per un sistema proporzionale è nota.
E’ comunque su questo versante che si costituirà il nuovo centro destra: se passerà una riforma maggioritaria, è probabile che si compattino le fila della coalizione, magari cercando di recuperare i dissidenti centristi; d’altra parte, in caso di successo di un sistema proporzionale, i vincoli di coalizione sarebbero allentati, e ogni strategia dovrà essere rivista.
In modo da sopravvivere al declino del leader, Berlusconi.
In modo da non essere sopraffatti da una nuova Democrazia Cristiana.

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