Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


sabato 26 settembre 2020

  • MP News
  • Attualità
  • Politica

Franceschini nuova guida. Tutti d’accordo. No, tutti contro

Un ex Dc è ora il segretario del Pd. Ma rischia di essere bersaglio di critiche

23.02.2009 - Gaetano Massimo Macrì



PD e PDL tanto fumo…

Sembrerebbe che il tanto agognato bipartitismo stia divenendo realtà, ma all’orizzonte dei due principali partiti...
Leggi l'articolo

Il palazzinaro di Stato consente la licenza d’abuso

Verrà proposto ad alcune Regioni un presunto piano per l’edilizia che costituirebbe l’ossatura di una riforma da...
Leggi l'articolo

Le Europee alle porte e la sconfitta annunciata

Il neo-segretario democratico sposa il progetto di una nuova alleanza europea di centro-sinistra, distinta dal Partito...
Leggi l'articolo

L'Assemblea nazionale del Pd ha scelto: Dario Franceschini, ex Dc, ex Ppi, ex Ulivista e Unionista, e, da ultimo, ex vice-segretario del Pd, è stato eletto con 1.047 voti (su un totale di 1.258 votanti) alla guida dei democratici.

Personaggio serio, pacato nei toni, di buona dialettica - avrebbe fatto il romanziere, se avesse potuto. Ha pure all'attivo due romanzi e un paio di premi letterari prestigiosi - sempre presente nei talk show più importanti, nei dibattiti pubblici anche non televisivi, distinguendosi, con quel suo italiano dai toni ferraresi (è nato a Ferrara il 19 ottobre del 1958) come politico gentile, preciso, corretto. Anche se, come lui stesso ha dichiarato, qualcuno lo dipinge un po' troppo debole, invitandolo a scaldare l' Assemblea riunitasi alla Fiera di Roma, con un discorso molto accalorato. Invece esordisce con parole puntuali, forse un po' dure: ««non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno.» E lucidamente ammette: « Non posso nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perchè è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune.»

Quella casa comune che ora (by Arturo Parisi) sta andando in fiamme. Il nuovo segretario è chiaro su un punto: guiderà il Pd fino al congresso di ottobre, traghettandolo nelle acque che si preannunciano burrascose, delle campagne elettorali per le europee e le amministrative. Allontanata la paura (per molti leader) delle primarie subito, si va avanti così, poi si vedrà. Già, perché in fondo, dietro il piccolo plebiscito che ha portato Franceschini a sedere sulla poltrona dell' uscente Veltroni, ad analizzare la questione per bene, si intuisce che non c'è affatto un accordo di più parti. È un po' come se si stesse in trincea e a un certo punto qualcuno lancia la bomba 'Uòlter' che nessuno si aspettava. Così, per ricaricare le armi, ognuno si ferma. È una desistenza voluta, prima di arrivare al grande scontro, quello vero di ottobre.

Il congresso sarà il vero campo di battaglia dove si consumerà lo scontro finale. Veltroni era sembrato, soprattutto alla base, agli elettori, l'Obama tricolore che con la nuova arma del Pd poteva risollevare tutti dalla crisi in cui l'Unione di Prodi era sprofondata. Ahimè, per lui, i tonfi elettorali collezionati in fila, hanno fatto emergere certi questioni interne mai risolte. L'eterna rivalità con il Lìder Massimo (D'Alema) ha eroso lentamente il sogno dell'ex segretario. Man mano che il nuovo partito si scollava dalla società civile, altrettanto velocemente cresceva la sua incapacità di imporsi all'interno del gruppo come capo riconosciuto. Il Pd ha perso la sua scommessa, tradendo le attese. Presentandosi, ma non agendo come vero partito riformista in grado di opporsi all'attività del Governo. Più semplicemente, non è diventato un partito unico. Le sue anime (Ds e Margherita) hanno ancora, giustamente, visioni differenti su tematiche molto importanti. Il nuovo segretario dovrà lavorare molto per trovare una sintesi vera.

La sopravvivenza del Pd è legata alla soluzione di problemi enormi. Per il momento tutto è rimandato. Bersani, che non vuole bruciarsi la candidatura, per ora nicchia. Si guarda intorno, in attesa del congresso. I veltroniani, alcuni dei quali avrebbero preferito le primarie subito, vorrebbero sostituire Walter con un suo fedelissimo. Circola il nome di Zingaretti, richiamato da Bruxelles, per sostenere la campagna delle provinciali nel Lazio, risultata, in fine, vittoriosa. Lui però, per il momento, preferisce rimanere al suo posto per non tradire i milioni di elettori che lo hanno voluto presidente. Staremo a vedere. Franceschini stesso, incalzato da Bettini su una possibile sua candidatura (che sarebbe peraltro legittima) alla segreteria del partito, in ottobre, non ha risposto fugando i suoi dubbi. Parisi, l'ultimo degli ulivisti rimasti, è già sceso in campo. La Finocchiaro rimane l'unica candidata femminile accreditata. Insomma, l'auspicio è che le prossime primarie siano uno scontro vero, su programmi, non il solito plebiscito cui siamo stati abituati finora. C'è poi l'incognita di Rutelli e Letta. L'idea di allearsi con Casini non è infondata. Ogni volta che in questo bipolarismo all'italiana che stenta ancora a consolidarsi, una delle parti mostra qualche scricchiolio, c'è sempre qualcuno che vorrebbe ritornare al Centro. Per il momento, però, tutto è rimandato. Finchè c'è Franceschini alla guida. Poi, a ottobre, sapremo come avrà festeggiato il suo compleanno.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.