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venerdì 29 maggio 2020

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Dalla frammentazione al (falso) bipartitismo

Alcuni mesi fa ci lamentavamo della proliferazione delle sigle partitiche, oggi di fronte a uno pseudo-bipartitismo rimaniamo scettici

09.03.2009 - Carlo Guglielmo Vitale



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L'eccessiva frammentazione del sistema politico è un problema che assilla l'Italia della Seconda Repubblica, ma già iniziava a delinearsi nella Prima con il progressivo indebolimento della DC e l'affermarsi del pentapartito. Negli ultimi mesi la nascita del PD e del PDL ha portato alla scomparsa di molti partiti (tra i quali quelli della sinistra radicale) ma la nuova tendenza al bipartitismo e' solo apparenza. Lo vediamo semplicemente dai fatti.

Nel PD sono confluite anime abbastanza contrastanti tra loro: Radicali, Margherita e DS. Affiorano con forza le diverse impostazioni soprattutto nelle discussioni in materia di bioetica, nelle quali si contrappongono cattolici e radicali. In realtà l'unificazione dei vari partiti non ha portato una concreta riduzione dell'offerta; per l'elettore e' diventato più difficile influenzare le scelte della coalizione, che prima avveniva con la scelta del partito. Il peso politico delle "correnti" (chiamiamole così) e' rimasto fossilizzato al loro precedente peso elettorale nelle vesti di partito.

Nel PDL la situazione e' ancora poco chiara, perché aldilà delle parole non esiste un vero partito unico. FI però, nonostante non nasca dalla confluenza di più partiti, e' sempre stato un partito con un contenuto poco compatto, che cerca di unificare un elettorato piuttosto eterogeneo. FI riesce a creare un connubio, riuscendo a superare le visioni diverse, ad esempio nel campo della bioetica, lasciando libertà di coscienza.

In Italia si sta cercando di pervenire a un sistema bipartitico in modo del tutto irrazionale, ignorando che e' completamente inutile fare un partitone-pigliatutto; l'elettore si riduce a scegliere tra A e B senza sapere realmente che direzione prenderà il partito. Se vogliamo seguire sul serio la via del bipartitismo all'anglosassone dobbiamo radicalmente cambiare mentalità e approccio. Negli USA i partiti sono completamente diversi dai nostri: sono macchine elettorali prive di una base ideologica ben precisa e di una organizzazione stabile, che hanno poco potere nella scelta dei candidati che avviene con primarie vere dal basso.

Siamo pronti per arrivare a questo? Sono pronti i nostri uomini politici a mettersi da parte e a ribaltare tutto? E infine, e' giusto operare questa trasformazione? Di certo non possiamo fare "copia/incolla", non funzionerebbe.

E' chiaro che nel nostro Paese, così ricco di posizioni e sfumature diverse e con un sistema istituzionale diverso da quello statunitense, sarebbe difficile arrivare a un vero bipartitismo.

Qualcosa si potrebbe fare: il segretario di partito deve scegliere un percorso/programma chiaro e ben definito che possa dimostrare agli elettori coerenza e serietà.

La strada imboccata da Veltroni (ironicamente c.d. ma-anchismo) si e' rivelata sbagliata e lo dimostrano la progressiva perdita di consenso elettorale e le sue successive dimissioni. Berlusconi e' riuscito a non sfaldare la coalizione grazie a una forte leadership, e non a causa di un programma ben definito.

Nell'insieme il nostro sistema politico si dimostra poco nitido e privo di serietà. La scomparsa di molte sigle partitiche e' solo apparenza e probabilmente risorgeranno ben presto, magari alle prossime elezioni europee. Staremo a vedere.

 

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