Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


sabato 08 agosto 2020

  • MP News
  • Attualità
  • Politica

La partita sulle grandi imprese di servizi a rete

Tra nazionalismo economico e gruppi di pressione nazionali

19.05.2007 - Valentina Furgani



PD e PDL tanto fumo…

Sembrerebbe che il tanto agognato bipartitismo stia divenendo realtà, ma all’orizzonte dei due principali partiti...
Leggi l'articolo

Il palazzinaro di Stato consente la licenza d’abuso

Verrà proposto ad alcune Regioni un presunto piano per l’edilizia che costituirebbe l’ossatura di una riforma da...
Leggi l'articolo

Le Europee alle porte e la sconfitta annunciata

Il neo-segretario democratico sposa il progetto di una nuova alleanza europea di centro-sinistra, distinta dal Partito...
Leggi l'articolo

A pochi giorni dalla conquista italiana di Endesada parte di Enel, sembra che Madrid abbia pareggiato i conti grazie al successo di Telefonica nella cessione Telecom.
E’ questo solo l’ultima delle competizioni che hanno acceso la più ampia contesa per il controllo delle grandi imprese di servizi a rete. Già Parigi l’anno scorso era intervenuta contro il tentativo di Enel di inserirsi in Gaz de France e Suez, bollando un eventuale take over come un attacco contro la nazione. E non poteva mancare la Germania, che nel febbraio scorso è stata arrestata dal governo spagnolo, oppostosi al lancio dell’Opa su Endesa da parte di E.On. In questa competizione, Bruxelles è l’arbitro che estrae cartellini gialli non appena ritiene violate le regole del gioco: e infatti proprio dall’Ue è partito il richiamo alla Spagna per i vincoli posti all’Opa della tedesca E.On.
Pare proprio che i Paesi europei abbiano trovato un nuovo campo dove allenare i propri nazionalismi mai sopiti, difendendo ciascuno i propri campioni nazionali nei settori strategici. Già, perché di nazionalismo economico si è spesso parlato in merito ai moventi di questi scontri.
Ma siamo davvero sicuri che sia l’interesse nazionale la posta in gioco?
Direbbero di sì, i sostenitori delle politiche dei “campioni nazionali”. Secondo questo gruppo di economisti, un paese può crearsi un vantaggio comparato attraverso una temporanea protezione commerciale attraverso sussidi, agevolazioni fiscali e programmi di cooperazione tra governo e industria in campi quali i semiconduttori, i computer, le telecomunicazioni, e altre industrie considerate cruciali per la crescita. Soggette a rischi elevati e ad economie di scala, queste imprese danno origine a economie esterne diffuse, come ha fatto l’Airbus, fiore all’occhiello dei protezionisti europei.

Ma se è vero che l’occhio del padrone ha fatto ingrassare questo cavallo europeo dei trasporti aerei, ciò non è avvenuto per gli Usa nel settore dei computer, dove l’IBM foraggiata negli ultimi 20 anni è ormai al collasso. Le politiche dei campioni nazionali sono accompagnate da difficoltà pratiche come la scelta dei potenziali vincitori da agevolare, la rappresaglia altrui, e la neutralizzazione degli sforzi per effetto di analoghe politiche da parte di altri Stati.Parallelamente alla politica dei campioni nazionali, si fa il tifo per gli investimenti italiani all’estero, senza ricordare che anche la capacità di attrarne è un motore della crescita economica.
Chi è danneggiato da queste politiche neo-mercantiliste? In primo luogo, i giovani, o i lavoratori poco specializzati che sono più deboli sul mercato del lavoro. Difendendo l’italianità delle grandi imprese a rete, ci si priva di quel contributo in termini di know how e di accumulazione del capitale umano che gli investimenti esteri potrebbero apportare aumentando la produttività del paese e quindi il PIL e l’occupazione.
Non solo. Perché in seconda battuta sono i consumatori a pagare il maggior costo del capitale attraverso prezzi di vendita al consumo più elevati.
E ancora, e siamo al terzo motivo, è danneggiato il nostro Paese all’estero in termini di scarsa credibilità. Chi di noi non si sente ferito nel proprio orgoglio nazionale leggendo su una famosa testata in merito al caso Telecom: “A very Italian problem has found a very Italian solution”? Ma se il sistema Italia ne risulta così indebolito, perché il governo si intromette nelle vicende che dovrebbero competere esclusivamente agli operatori economici? La risposta ce la fornisce François Bernheim, il presidente di Generali, che ha candidamente affermato di recente che se il governo avesse dovuto difendere l’italianità di Telecom e se ci fosse stata un’azione collettiva non si sarebbe fatto indietro. In realtà, non è tanto l’italianità ad essere protetta, quanto l’interesse di chi ha il controllo di Generali a mantenerlo grazie all’appoggio del governo.

Ancora una volta dunque sono le lobby ad essere premiate dal governo, finalizzato ad ottenere in cambio vantaggi politici. Non è un caso infatti che le industrie coinvolte in queste dinamiche siano quelle che impiegano lavoratori non specializzati con bassi salari, nonché fortemente organizzate; quelle geograficamente concentrate e che impiegano una manodopera consistente. In altre parole le industrie che hanno una forte influenza elettorale. L’operazione di Telefonica quindi non va letta come espressione di nazionalismo economico, pur invocato da molti, bensì come la quadratura del cerchio nelle trattative tra i governi Zapatero – Prodi, per uno scambio politicamente vantaggioso. In altri termini, come lo definisce un editorialista de El Pais “favor con favor se paga”.
Ma allora, perché continuare a parlare di difesa dell’italianità delle grandi imprese quando a sbandierare il tricolore sono quei politici che fanno il gioco delle lobby presentando poi il conto all’intero Paese?

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.