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Medio Oriente e Mediterraneo

15.06.2007 - Giuseppe Agostinacchio



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Durante la campagna presidenziale, la questione israelo-palestinese e quella libanese non sono passate totalmente sotto silenzio. L'elezione di Sarkozy, in Israele, è stata acclamata per molteplici ragioni: l'uscita di Chirac (considerato in Israele come un sostenitore dei palestinesi), le radici familiari ebraiche e i buoni rapporti con alcuni dirigenti israeliani del nuovo presidente.

In un'intervista rilasciata alla rivista "Politique international" nel maggio del 2007, il nuovo presidente non ha modificato di una virgola la linea tracciata dalla Francia ormai da quasi vent'anni: due stati resi sicuri e che vivano di una pace negoziata; ritiro israeliano dai territori occupati; fine del terrorismo palestinese; autonomia e stabilità del Libano.

Una lucida analisi israeliana sottolinea con forza come sia inevitabile il mantenimento dei legami di amicizia tra la Francia e il mondo arabo, l'impatto che ha sulla diplomazia francese la considerevole presenza della popolazione musulmana in Francia, lo stato dell'opinione pubblica francese (considerata nello stato ebraico come obiettivamente anti-israeliana) e anche il rischio che il presunto atlantismo di Sarkozy, con una nuova amministrazione democratica negli Usa, possa comportare ulteriori pressioni su Tel Aviv volte ad accordare molte più concessioni ai palestinesi.

A differenza di Chirac, Sarkozy verosimilmente non tratterà la politica libanese come un suo affare privato, ma non ne muterà la sostanza. Una tale continuità, tuttavia, è poco verosimile in materia di politica mediterranea. Una delle idee forti della campagna presidenziale, ripresa in seguito con più vigore, anche se resta ancora poco chiara, è quella della creazione di un'Unione mediterranea. Il presidente ha presentato questo concetto come una priorità assoluta delle sue manovre diplomatiche, sia come mezzo per raggiungere i suoi obiettivi, sia come obiettivo in se stesso.

Ecco che egli rischia di fare corrugare le sopracciglia a Washington, a Pechino e a Tokyo. Sarkozy impiega raramente il termine "multipolare" - percepito negli Stati Uniti come una provocazione tipicamente francese. Ma è evidente come tale concetto si situi al centro della sua visione strategica. Il lavoro di persuasione e di direzione della quindicina di paesi mediterranei che egli desidera riunire in questo progetto - inclusi Israele e la Turchia - costituirà senza dubbio una delle più grandi priorità della presidenza francese dell'Unione Europea.

 

 

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