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LE RAGIONI DEL “NO” FRANCESE

11.06.2007 - Giuseppe Agostinacchio



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Se la ratifica del progetto di Trattato costituzionale europeo fosse stata fatta per via parlamentare, il "si" francese sarebbe stato chiaro e maggioritario.

La Francia ha infatti svolto un ruolo centrale in questo progetto. Chirac è stato uno dei primi responsabili europei ad aderire all'idea di costituzione proposta da Joschka Fischer, nel maggio 2000; ha poi ottenuto la presidenza della convenzione incaricata di elaborare il progetto per il suo vecchio rivale Giscard d'Estaing, allontanandolo in questo modo dalla scena politica parigina.

Secondo un parere unanime, quest'ultimo ha lasciato la sua impronta sul progetto, avanzando proposte che riflettevano spesso le preferenze dei grandi stati, che si trattasse della presidenza dell'Unione o della riforma del voto in Consiglio. Il compromesso finale garantiva più il rafforzamento del potere degli stati che quello di un'Europa federale della quale pochi oggi parlano.

I principali partiti (l'Union pour un mouvement populaire - Ump, il Parti Socialiste - Ps e l'Union pour la democratie francaise - Udf), che insieme totalizzavano più del 90% della rappresentanza parlamentare, erano tutti favorevoli al progetto. Nel momento in cui sembrava scontato un voto favorevole, tutti hanno ugualmente appoggiato l'idea di sottoporlo a referendum. Il seguito della storia è noto: il 29 maggio 2005 il "no" ha prevalso con 54,7% dei voti.

Come comprendere questa divaricazione tra gli elettori e la classe politica? Innanzitutto, il referendum è stata una tipica "elezione di second'ordine", dal momento che ha permesso di esprimere un voto contrario alla politica nazionale.

Una maggioranza (52%) di sostenitori del "no" ha dichiarato di essersi pronunciata in considerazione dei problemi nazionali piuttosto che su questioni europee. L'analisi della composizione dei sostenitori del "sì" e del "no" conferma allo stesso modo l'esistenza di un voto-sanzione. In occasione del referendum su Maastricht, un'ampia maggioranza di elettori socialisti aveva approvato il trattato che era stato loro proposto da François Mitterrand.

Nel 2005 solo il 48% di loro ha sostenuto il progetto di trattato costituzionale, infliggendo una sonora lezione alla direzione del partito che aveva scelto di appoggiare il "sì". Il "no" è stato anche maggioritario tra i simpatizzanti delle altre formazioni dell'opposizione di sinistra, con risultati dal 59% dei Verdi (Verts) al 91% del Parti communiste francais (Pcf). Tale valore era l'82% tra i simpatizzanti del Front national (Fn).

Al contrario, mentre una maggioranza di elettori di destra aveva sottolineato la propria ostilita' al governo socialista dell'epoca votando "no" al trattato di Maastricht, i simpatizzanti delle formazioni della maggioranza parlamentare hanno massicciamente appoggiato il progetto di trattato costituzionale, permettendo al "sì" di raggiungere l'83% dei voti tra le fila dell'Udf e l'84% tra quelle dell'Ump.

 

 

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