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giovedì 24 settembre 2020

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Approfittatori di profitti

19.06.2007 - Niccolò Zaretti



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Marco Tronchetti Provera

Al di là di tutte le lotte, le rivoluzioni e le legittime rivendicazioni, la società ha di fatto sempre accettato che pochi individui godessero di un benessere molto superiore al resto della popolazione. In qualche modo è rimasto sempre un criterio per così dire gerarchico all’interno del sistema sociale.
Sicuramente, sullo sfondo della scena contemporanea, il grande industriale rappresenta una delle figure maggiormente in grado di indirizzare molte delle dinamiche più importanti che sono alla base di tutta la comunità. Perfino i politici, in effetti, sono spesso in pratica subordinati alle logiche dettate dal mercato.
Indubbiamente molto di questo potere, reso manifesto dagli enormi profitti garantiti dalle regole del mercato, è frutto anche di grandi capacità e competenze, che attraverso l’attività riescono alla fine a creare ricchezza per tutta la popolazione.
È importante però non dimenticare una cosa. Quando questo processo smette di creare ricchezza per tutti, accentrando profitti nelle mani di chi non ha svolto nulla di positivo, premiando chi non ha prodotto, allora un momento di riflessione è dovuto. Non si può sostenere la meritocrazia, unicamente quando questa conviene.
Il caso Telecom è emblematico. La compagnia, il cui maggiore azionista era Marco Tronchetti Provera attraverso tutta una catena di holding e istituti di credito, è stata recentemente rilevata da Telefonica, coadiuvata da un cordone italiano formato attorno a Mediobanca, Generali e Benetton. Il problema dell’Italianità dell’azienda non è retorico.
Il settore delle telecomunicazioni è di vitale importanza. Per il mercato, per la ricerca e per un corretto sviluppo della cultura mediale, che è ormai cifra del nostro secolo e si struttura sempre più come epicentro del sistema sociale. Il passaggio in mani americane può significare una grave perdita di conoscenze in questo settore. Come è stato possibile arrivare a svendere (svendere dal nostro punto di vista, dato che Tronchetti ha ottenuto un ottimo prezzo) Telecom Italia? Evidentemente chi gestiva il tutto è venuto meno al suo dovere, tuffandosi in questa avventura senza averne le capacità, speculando e creando ricchezza unicamente per pochi e non per molti.
Come è possibile godere di profitti e privilegi che non corrispondono al merito delle proprie azioni? Nonostante questo sia un fenomeno presente tutto il mondo, il fatto grave è che nel nostro stravagante paese vi ci siamo ormai del tutto abituati.
Se in Italia l’establishment industriale non rischia, non investe, e si smarca da ogni tentativo di innovazione, allora significa che non è in grado di comprendere la peculiarità di questo paese, il cui potenziale è costituito essenzialmente da capacità creative e di ricerca.
Il problema è che questo tipo di imprenditori non ci valorizza e dunque non ci rappresenta. Che interesse abbiamo quindi ad averli come interlocutori?

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