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giovedì 24 settembre 2020

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La sfida del Partito Democratico: partecipazione e cambiamento

Meltin’Pot testimonia dal vivo l’evoluzione della politica italiana: ecco la cronaca dell’importante giornata del 2 giugno, in cui il futuro PD si è aperto ai cittadini e si è confrontato attorno a delle questioni chiave del suo programma

19.06.2007 - Stefano Tretta



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da http://www.galaade.com

Il 2 giugno, al teatro Quirino, alcuni dirigenti del futuro partito hanno accettato di ascoltare i cittadini per disegnare con loro le prospettive del PD e tirare alcune somme riguardo le proposte da realizzare.
Mi sono balzate all’occhio subito due cose: la grande voglia di partecipazione degli elettori, in barba alle analisi sociologiche di disaffezione per il mondo della politica, e l’età media del pubblico in sala, davvero elevata se consideriamo che sta nascendo un partito nuovo, che dovrebbe essere costituito ed animato soprattutto dai giovani. Primo campanello d’allarme: recuperare i delusi e i disillusi, trascinarli dentro il processo di formazione: questa la missione del PD nei prossimi mesi, se vorrà essere il partito del futuro.

Ha introdotto Walter Veltroni, che ha saputo riscaldare la platea con un discorso rigoroso, deciso, senza inutili fronzoli in salsa politichese, ma diretto alla pancia dell’elettorato, e per questo così apprezzato in sala. “Il paese affronta una grave crisi democratica. Il Partito Democratico nasce per offrire risposte, per decidere e cambiare la comunità, se necessario anche in modo profondo. Deve affrontare e farsi carico dei problemi reali del paese: precarietà, ambiente, lavoro, formazione, innovazione tecnologica. Ma soprattutto, non deve avere paura di fare scelte coraggiose, di essere impopolare”. E giù applausi scroscianti. E ancora: “la riforma della legge elettorale è fondamentale: bisogna tornare al maggioritario, consolidare il bipolarismo, finirla con quest’odiosa finta democrazia dei veti e della contrattazione infinita. Bisogna fare un partito federato, che unisca il paese tutelando le specificità di ogni regione. Occorre avere fiducia e dare speranza ai giovani”.
Non c’è che dire, Veltroni ha fatto centro: analisi dei problemi reali del paese, democrazia come decisione, legge elettorale maggioritaria, fiducia per i giovani. La platea ha dimostrato vivo apprezzamento: forse un segnale che i giochi per la selezione del leader sono già fatti?
La seconda fase si è sviluppata attorno ad un question time: domande a gettito continuo del pubblico, rivolte a tre ministri ulivisti: Parisi, Santagata e la Melandri. In teoria doveva essere un botta e risposta, ma si sa, quando un cittadino comune prende il microfono in mano ha voglia di riassumere, nel poco tempo che gli spetta, tutta la sua voglia repressa di fronte ai muri che la politica gli mette davanti, e così a volte si è divagato un po’ troppo. In ogni caso, sono stati lanciati diversi input in merito alle caratteristiche di cui il PD non può fare a meno: la laicità, il merito, lo spazio per le donne e per i giovani, la destinazione delle risorse nei campi dell’istruzione e della ricerca, la partecipazione e il dialogo alla base della vita del partito. I ministri, quasi stritolati dalla quantità di temi in ballo, hanno assicurato che nulla sarà deciso in maniera autoreferenziale dalla classe dirigente, e la base avrà non solo la possibilità, ma soprattutto il dovere di partecipare alla soluzione delle problematiche espresse. Emblematica la frase di Parisi in risposta all’intervento di una signora che contestava il distacco fra elettorato e leader: “lei può criticarmi come Ministro della Difesa, ma ha la possibilità di costruire con me il nuovo PD, senza gerarchie né deleghe in bianco”.

Infine, le conclusioni del premier Romano Prodi, accolto da una standing ovation che simboleggia come, per la maggior parte del pubblico, la guida carismatica del movimento rimanga lui. Il presidente del consiglio ha detto di “aver ascoltato attentamente gli interventi dell’incontro. Ed averne apprezzato la schiettezza e la sincerità. Ciò sottolinea la voglia di partecipare che ritrova nei sostenitori del PD”. Concorda con Veltroni che “l’attuale legge elettorale premia chi si differenzia e sottolinea la frammentazione politica del paese”. Aggiunge che “non bisogna aver paura di fare una politica seria, rigorosa, pur se penalizzante nel breve periodo. Il paese non ha bisogno di ciarlatani, ma vuole un partito nuovo, opposto all’idea di antipolitica alimentata dal centro-destra”. Il PD, dunque, sarà “un partito federale, con una classe dirigente nuova, con dei giovani autonomi destinati a diventare i nuovi leader per il paese”. Infine, un accenno sulla laicità: “il PD nasce come partito laico, non potrebbe essere altrimenti. E laico non significa anticlericale, ma che Chiesa e Stato occupano posti separati nella vita del cittadino”. La conclusione riguarda il merito, “valore fondante della società. Questo significa rimettersi in gioco, azzerare i privilegi, dare una reale speranza ai giovani, ricostruire una politica etica”.
Queste le parole. Seguiranno i fatti, o rimarranno sogni di un pomeriggio di mezza estate?

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