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La politica si (ri)scopre in crisi

19.06.2007 - Luca Paccusse



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Il presidente Giorgio Napolitano

Nelle ultime settimane non si fa che parlare di crisi della politica e di sfiducia dei cittadini nei confronti della classe dirigente e delle istituzioni del nostro paese.
L’allarme di un’avanzata dell’antipolitica è stato lanciato recentemente da D’Alema e Veltroni. Ci era arrivato un po’ prima il Presidente della Repubblica Napolitano, qualche mese fa, che aveva denunciato il "distacco" tra politica, istituzioni e cittadini.
Alcuni hanno fatto un paragone con i primi anni ’90, quando la politica venne sommersa da Mani Pulite.
Il problema, però, non è tanto un ritorno al passato, quanto un proseguimento di quella stagione dalla quale, in un certo senso, non se n’è venuti mai fuori veramente.
La gente, giustamente, non ha mai smesso di stancarsi di questa classe politica sempre uguale a se’ stessa anche quando cerca di cambiare pelle come un camaleonte.
Le persone sono stufe di sentirsi prese in giro da chi pensa solo alla propria poltrona e continua a non cambiare niente,a non fare realmente le riforme di cui c’è bisogno.

Meglio far rimanere l’Italia così com’è, naufragando nel multipartitismo estremo, accontentando tutti e mangiando il più possibile finché c’è qualcosa con cui riempirsi la pancia (cioè le tasche). Ecco il pensiero comune del nostro Parlamento. Era così vent’anni fa e non è cambiato affatto purtroppo.
In tutti questi anni gli elettori hanno sempre avuto qualcosa da ridire (sarà un caso che quando al governo c’è la destra alle elezioni successive vince la sinistra e viceversa?), ma la politica ha fatto orecchie da mercante. Ora si sveglia urlando alla crisi della politica. Ma come? Tutto all’improvviso?
No, la crisi della politica c’è sempre stata e la fiducia nei suoi confronti è venuta meno. Come si può fare altrimenti quando si ha notizia degli sprechi e dei privilegi di cui è protagonista lo Stato italiano in tutte le sue forme da tempi immemori, dalle istituzioni alla pubblica amministrazione, dai partiti agli enti locali (a proposito, date un’occhiata al nuovo libro di Rizzo e Stella, “La casta”). Invece di diminuire, i ministri aumentano in misura esponenziale; invece di depoliticizzare organismi culturali e aziende che svolgono servizio pubblico, si continua a politicizzare tutto; invece di riformare seriamente si preferiscono misure blande che fanno comodo a tutti e a nessuno.

In sintesi, è il sistema Italia che deve cambiare mentalità. Noi cittadini possiamo fare qualcosa, ma col contributo indispensabile della politica. Ecco perché l’antipolitica è una ricetta che non può funzionare. Finché siamo in uno Stato che ha delle istituzioni che svolgono dei compiti ben precisi, queste hanno il dovere farlo. Noi possiamo dare la spinta, loro però devono lavorare sodo per cambiare il sistema.
La novità è che della crisi della politica ora se ne sono accorti anche i diretti interessati: i politici. Quelli che ci dovrebbero governare, insomma. Ben arrivati. Sarà un passo avanti?

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