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sabato 26 settembre 2020

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La crisi della politica porta all’antipolitica: è davvero inevitabile?

Prima non ne parlava nessuno. Ora ne parlano tutti. Che la politica sia in crisi, non c’è nemmeno da discuterne. Ma come se ne esce? E soprattutto, cosa possiamo fare e suggerire noi giovani?

19.06.2007 - Stefano Tretta



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La politica attraversa un momento di profonda crisi: non tanto nella partecipazione al voto o nei processi di aggregazione della società civile, che offrono dati che sembrerebbero dimostrare il contrario, quanto, invece, nella disaffezione verso i principali motori della politica, ovvero i partiti e la classe dirigente. Il sentimento di malcontento generalizzato sta toccando livelli preoccupanti: la fiducia dell’elettore medio nelle organizzazioni partitiche è debolissima, il cittadino si sente frustrato dalla distanza che intercorre fra una classe politica distante e autoreferenziale e la società, a cui interessa, più che altro, la soluzione dei problemi e il miglioramento della qualità della vita, argomenti su cui le risposte presentate sono quantomeno deficitarie.
Fra le critiche che sentiamo spesso, ce n’è una che viene continuamente evocata: i costi esorbitanti della politica. Come fuggire da questo punto, e come negarlo? E’ evidente che sia un aspetto che provochi le ire del cittadino comune: rendite, stipendi sproporzionati, privilegi, inutili facilitazioni, l’accusa di essere una casta. Tutto ciò è vero. Ma non basta.
Per non cadere nel facile qualunquismo su cui, spesso, cadono le critiche più frequenti, occorre non solo evidenziare i problemi più noti, ma offrire delle chiave di volta, e scavare a fondo. Dobbiamo domandarci cosa manca alla politica attuale, e su cosa si possono apportare correttivi. E non solo. E’ necessario prendere coscienza che anche noi possiamo, anzi dobbiamo fare qualcosa, per smuovere la situazione e proporre alternative realizzabili.
Muovo alcune proposte, che spero potranno essere in seguito dibattute.

Punto numero uno: riscoprire la questione morale. Ora, mi si accuserà di essere antiquato, di appartenere a un tempo ormai passato. Ma se vogliamo uscire dalla crisi, occorre ancorarci a dei valori che sono andati persi: in primo luogo, la moralità, la tutela dell’interesse pubblico nello svolgere attività politica. Chi vuole guadagnarci, per favore, ne stia lontano. Chi vuole delegittimare le istituzioni democratiche e pretendere di cambiare continuamente e a suo piacimento le regole del confronto, per piacere, si dedichi ad altro. La riscossa deve partire da qui. Prima che la crisi della politica sfoci in un sentimento di antipolitica, terreno fertile per la preponderanza degli interessi privati, bisogna che le classi dirigenti di questo paese sappiano rifarsi e riadattarsi a dei principi basilari: la giustizia, la moralità, l’interesse pubblico, la visione di lungo periodo.

Punto numero due: tornare a condividere alcune parole. Dobbiamo convincerci che esistono termini che non possono essere più considerati né di destra né di sinistra: la legalità, la sicurezza, il merito, la trasparenza dei comportamenti, il rigore economico, la tutela dei diritti civili. Io, da studente universitario, sottolineo il merito: se unito alla salvaguardia della democraticità dell’istruzione e del diritto allo studio, per tutti, su cui non si può transigere, sarà la molla che restituirà all’Italia competitività nel panorama mondiale. Si deve investire sulla ricerca, sul sapere. Per primi, noi giovani: non accontentiamoci della mediocrità, non aspettiamo che il miglioramento caschi dal cielo. Impegniamoci in prima persona.
Punto terzo, e chiudo: lo svecchiamento della classe dirigente e la riduzione degli sprechi monetari istituzionali. Senza l’inserimento di nuove leve e nuovi progetti, non c’è progresso. Senza rigore economico, non saranno possibili le riforme che servono al paese.
Prima che l’antipolitica, dunque, costituisca la risposta alla crisi odierna, facciamo sì che la politica si rinnovi, per tornare ad essere Politica, con la P maiuscola. Ma non aspettiamo che il tempo scorra inutilmente. Proponiamoci di cambiarla anche noi giovani, ora.

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