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giovedì 24 settembre 2020

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Emergenza Adriatico

Come dimostra un recente incidente la prevenzione contro i disastri ambientali è ancora inadeguata

19.06.2007 - Giuliana Caprioglio



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foto da http://www.comitati-cittadini.net

Ogni anno all’avvicinarsi delle ferie estive spuntano le classifiche delle località balneari dove il mare è più pulito. Sembra quasi che il tema delle acque pulite serva soltanto ad aiutare i vacanzieri nella scelta del posto dove trascorrere le proprie vacanze.
Tuttavia in Italia le emergenze ambientali che riguardano il mare sono all’ordine del giorno, anche se quasi sempre passano sotto silenzio, lasciando alle comunità locali il compito di adoperarsi per arginare il più possibile i danni dei disastri ambientali.
Ad esempio l’Adriatico è da anni in preda alla mucillagine, una sostanza prodotta dalle alghe, una sorta di “raffreddore” del mare che ne testimonia lo stato di malattia. In passato questo fenomeno veniva attribuito alle carenze dei depuratori dei nostri dirimpettai croati, e tuttavia rimaneva un fenomeno che si verificava per lo più d’estate con l’aumento delle temperature. Oggi invece la mucillagine viene raccolta tutto l’anno dalle reti dei pescatori.

Ma se ormai la mucillagine è divenuta elemento normale del paesaggio marino adriatico, ci si aspetterebbe un po’ più di allarmismo almeno per ciò che è avvenuto il 2 aprile scorso tra Senigallia e Falconara nelle Marche, dove si è verificato uno dei più gravi incidenti degli ultimi decenni.
In questo tratto di costa si è rotta una tubatura di carico delle navi della raffineria API, mentre si stava trasferendo olio combustibile nella petroliera Ronco attraccata al pontile. Tonnellate di carburante si sono riversate in mare e di conseguenza sulla spiaggia (un tratto di circa 25 km), senza che nessuna delle autorità e delle amministrazioni competenti riesca a sapere dall’API quanto prodotto non è arrivato alla petroliera Ronco, dato indispensabile per quantificare l’entità del danno ambientale. Ora le spiagge sono chiuse al pubblico ed è stata vietata la pesca di mitili e vongole, almeno per il momento. Gli abitanti dopo essere stati abbandonati dalle autorità hanno formato un comitato (con relativo sito internet) e denunciano come i mezzi d’informazione abbiano ridotto l’accaduto ad un episodio di interesse e gravità esclusivamente locale.
“L’Adriatico si trova costantemente con rivoltelle puntate alla tempie” dichiarò nel gennaio del 2003 Marco Lion (Verdi), al tempo membro della commissione ambiente della Camera, riferendosi al passaggio indisturbato di “navi cisterna, adibite al trasporto di derivati del petrolio nei vari depositi costieri, che oltre ad essere monoscafo, sono state costruite da più di vent'anni”. Una delle rivoltelle cui si riferiva Lion era proprio la petroliera Ronco, cioè quella del recente incidente! Dopo il disastro del Presige, avvenuto il 19 novembre 2002, un accordo franco-spagnolo ha vietato l’ingresso in una fascia di 20 miglia dalla costa alle navi con scafo unico più vecchie di 15 anni. Tuttavia in base a quanto stabilito da un accordo della Comunità Europea le imbarcazioni monoscafo saranno ovunque bandite solo a partire dal 2010, a meno che ciascun paese non prenda coscienza, prima di quella data, della grave minaccia e agisca di conseguenza.

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