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venerdì 25 settembre 2020

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Che cos'è democrazia?

19.06.2007 - Massimo Palme



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foto di eddyperdo, http://flickr.com/photos/eddypedro/

Il Tg1 delle 13.30 ci informò, sabato 9 giugno, delle portate della colazione servita alla signora Laura Bush durante la visita del marito a Palazzo Chigi. Primo, secondo, dolce, con dettagli tanto irritanti quanto privi di alcun valore aggiunto informativo. Il problema dell’informazione in Italia, d’altra parte, è noto da tempo e forse non è tutta responsabilità di Silvio Berlusconi. Come giustificare altrimenti le scandalose campagne pro Partito Democratico (addirittura pro Walter Veltroni come suo leader) o le sottili sviolinate fatte alla nuova politica immigratoria di stampo sarkozyano (di cui presto vedremo i frutti) effettuate da La Repubblica e dai format televisivi dell’area del centrosinistra? Questa sinistra rovescio della destra di fatto non trova la forza di uscire dallo schema della manipolazione, vuoi perchè le conviene, vuoi perchè i poteri in gioco sono davvero troppo grandi. Già, perchè la manipolazione dell’informazione è lo strumento del potere nelle nostre società occidentali, come il terrore dell’isolamento fisico, dell’incarcerazione e della tortura lo è nei regimi. Noi possiamo liberamente esprimere le nostre idee, certo, per esempio al bar o con nostra madre dopo cena... Oppure possiamo partecipare ai sit in, ovviamente in maniera non violenta, ed ascoltare le boiate preconfezionate di gruppi solo apparentemente eversivi, che in realtà bramano di sostituirsi agli attuali mandatari di quel potere che tanto odiano a parole. Se un cittadino vuole esprimere sdegno, o distacco, o anche proposta o partecpazione, vedrà che la sua domanda, la sua aspirazione, si perderà nel vuoto del silenzio mediatico. Perchè tutto deve essere controllato, tutto viene filtrato, tutto registrato e non c’è possibilità di espressione libera sui mezzi di informazione invasivi. Restano, appunto, il bar, il salotto, i giornali studenteschi, per i più timorosi i luoghi di lavoro. Ma di pubblico, nel senso di visibile, nulla. I posti sono già occupati e gli argomenti già decisi. Dobbiamo venire a conoscenza di ciò che mangerà la signora Bush ospite di Prodi. Dobbiamo sapere che la televisione inglese trasmetterà le immagini post mortem di lady Diana.

Queste sono le cose che interessano. Non dobbiamo sapere che il silenzio assenso sul TFR è la maniera con cui il governo pensa di risolvere i problemi dell’INPS, oppure che qualcosa non quadra nell’atttentato dell’11 settembre al Pentagono, o che le assunzioni promesse da Prodi nelle Università ancora non si vedono... Tutti potrebbero contribuire ad allungare di molto questa lista. Chi è giovane, soprattutto, forse avrà anche il coraggio di esporsi, di provare fuori dal gioco ufficiale di far valere le proprie convinzioni. Ma una realtà di fondo non cambia: se non c’è libero accesso al dibattito pubblico, l’informazione è malata. E se l’informazione è malata, lo spettro del regime mediatico si avvicina. Tanto più se un cambio di governo non è riuscito ad intaccarne minimamente la struttura. Ho scritto non è riuscito, ma molto probabilmente non ha neppure lontanamente provato, perchè non vuole... Certo è che una domanda comincia a farsi largo: “Che cos’è la democrazia?”. Magari con il tempo riusciremo a trovare una risposta che non sappia di enciclopedia, per il momento l’inciso da fare sembra essere uno sconsolante: “Questa di certo non lo è abbastanza”.

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