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lunedì 28 settembre 2020

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Il Partito Democratico… nei Municipi – parte II

Il nostro approfondimento sale di livello: entriamo in Campidoglio, intervistando Massimiliano Valeriani, 39 anni, Consigliere Comunale DS e Presidente della III Commissione Consiliare Permanente Ambiente.

29.09.2007 - Stefano Tretta



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Che cosa rappresenta il PD nello scenario della politica italiana?
Un partito nuovo. Vogliamo rimescolare le carte e costruire qualcosa di autenticamente innovativo. Nasce con l’ambizione di essere la forza maggioritaria del paese e porsi da punto di riferimento degli equilibri del sistema politico. DS e Margherita hanno avuto la consapevolezza di non riuscire a offrire le risposte necessarie al paese continuando a correre separate: per questo abbiamo assunto l’onere di questa sfida, cercando di allargare il perimetro del nostro consenso.

Su che basi si costruisce la nuova forza? E su quali parole d’ordine?
Ci tengo a dire che senza mobilitazione e partecipazione, l’idea di fare un partito più grande nasce morta. L’inclusione è fondamentale, non può più esistere un rapporto burocratizzato fra elettore e rappresentante. Azzeriamo i filtri e avviciniamo la politica al cittadino.

Le primarie servono a questo?
Sì, ma il 14 ottobre non sarà l’unica data in cui consulteremo i nostri sostenitori. Io immagino un partito in cui per le questioni di fondo - dove, per forza di cose, le sensibilità all’interno della classe politica saranno differenti - si consulti tramite diretta consultazione il popolo, e se ne tenga conto. Insomma, il PD nasce per avvicinare ed includere. E vorrei dire una cosa che mi sta a cuore sull’importanza del 14 ottobre: il nuovo ruolo delle donne.

Si spieghi meglio. Come mirate a coinvolgere donne e giovani?
Coi fatti. È finito il tempo delle promesse e delle parole. Nelle nostre liste, basta controllare i dati, la metà dei candidati è donna. A me sembra rivoluzionario. Di fronte ad una politica che non decide e che esclude, il PD ha deciso di fare una battaglia sul genere. E poi i giovani: ce ne saranno tanti.

Sui giovani, però, muovo un’obiezione: non è che la decisione di mantenere le liste bloccate li abbia penalizzati un po’? Secondo me, la corsa dei candidati in campo aperto sarebbe stata più democratica.
Concordo con te, ma sono convinto che la decisione presa dal Comitato dei 45 sia stata presa con raziocinio. Non dimentichiamoci che sono le prime vere primarie di selezione della classe dirigente in Italia, e non vorrei che si sminuisse quest’evento eccezionale. D’altro canto, giovani seri e competenti hanno il loro spazio all’interno delle liste. Inoltre, chi ha incarichi di amministrazione comunale ha preferito lasciare spazio, in molti casi, a ragazzi di sicura capacità. Non sottovaluterei, ancora, la possibilità che è stata concessa ai sedicenni di andare a votare: un altro passo verso l’inclusione.

Tornando ai temi cardine del PD, su quali pensi che ci si debba concentrare di più?
Senza dubbio, occorre fare una rigorosa campagna d’informazione per riacquistare la capacità di discutere su alcuni temi in maniera seria. Parlo di legalità, economia, scuola, ambiente. Alcuni di questi non si possono risolvere affidandoci a vecchie categorie ideologiche, ormai antistoriche ed inservibili. Occorre attualizzare i valori del centro-sinistra, mirando al concreto dei temi e usando maggiore pragmaticità.

In una parola: riformismo?
Direi di sì. Riformista è chi pone un’asticella ad una specifica altezza, e sa che può saltare fin là, non oltre. Significa afferrare la misura corretta nell’operare politiche pubbliche, mirate a risolvere i problemi, aldilà dell’ideologia. Ovviamente, l’asticella non va tenuta ferma, ma deve adeguarsi seguendo i cambiamenti della società. E per seguirla, occorre attualizzare i nostri punti guida.

Chi pensi sia capace di prendere su di sé la responsabilità di segretario del PD?
Sostengo Walter Veltroni. Ritengo sia la persona capace di dare quel valore aggiunto di credibilità e modernità necessari al PD per crescere. Con lui, il partito potrà stilare un programma politico innovativo e coraggioso, per poi mantenerlo con coerenza al momento di stabilire le alleanze politiche. È sotto gli occhi di tutti che questo bipolarismo debba essere migliorato: il PD deve avere la forza di allearsi solo con chi effettivamente concorda con il suo progetto politico, per poi metterlo in atto.
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