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venerdì 25 settembre 2020

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Grilli: meno scontri più condivisione

Intervista al professor Pietro Grilli di Cortona, Senatore accademico e Direttore del Dipartimento di Studi internazionali

18.11.2007 - Lorenzo Biondi



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La situazione dell'università italiana è delicata, e Roma Tre affronta questa contingenza politicamente divisa al suo interno. Ne parliamo col Professor Pietro Grilli di Cortona, che è stato tra i firmatari del documento d'opposizione alla modifica dello statuto d'Ateneo.

Professor Grilli, il Rettore all’inaugurazione dell’Anno accademico ha parlato di una nuova fase nello sviluppo di Roma Tre: se prima l’obiettivo era «la costruzione di un governo della crescita partecipato ed equilibrato», ora bisogna puntare a «rifocalizzare la crescita sulla qualità». È d’accordo con questa analisi della situazione attuale e con le proposte per il futuro?
«Mi pare una dichiarazione condivisibile, l’Ateneo ha bisogno di sviluppare soprattutto la dimensione qualitativa.»

In particolare il Rettore Fabiani ha citato più volte la questione delle relazioni internazionali.

«Ricerca e relazioni internazionali sono state sempre il nostro ‘pallino’, ben vengano nuovi progetti e programmi in questo ambito. Purtroppo c’è un quadro legislativo che ci vincola sotto molti aspetti e rende difficili le cose.
«I finanziamenti alla ricerca sono sempre pochi; ogni Governo che viene promette di cambiare, ma poi finisce sempre per allinearsi con i precedenti. In questi giorni stiamo finendo di lavorare ai Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, il PRIN, il cui bando doveva uscire nel marzo scorso ma che è arrivato solo ai primi di ottobre. E questo grave ritardo si configura addirittura come un peggioramento rispetto al passato, per di più con risorse sempre limitate. In pratica i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale hanno saltato un anno; le promesse fatte vengono regolarmente disattese.»

Il Rettore ha anche posto l’accento sul ruolo che spetterà al Senato accademico nel prendere decisioni sul nuovo sviluppo dell’Ateneo. Ma il Senato oggi, dopo l’approvazione della modifica statutaria, appare piuttosto diviso al suo interno…
«Bisogna cercare di superare questa fase, la riforma è stata fatta: dobbiamo essere realisti e guardare avanti. Certo, se mi chiede un giudizio sulla riforma dello Statuto, il mio è assolutamente negativo. Le conseguenze potrebbero essere piuttosto gravi: innanzitutto una “ingessatura” della classe dirigente, in secondo luogo una frattura in Senato accademico che si poteva francamente evitare. Sono contrario a facili unanimismi, è anche giusto che su tanti problemi ci si divida e ci si confronti per poi alla fine decidere. «Le regole possono naturalmente essere cambiate; ma non a ogni elezione di Rettore. I giuristi dicono “dura lex sed lex”. Non è bella l’immagine che proiettiamo all’esterno con questa vicenda. Ma spero che questa spaccatura si ricomponga nei prossimi mesi e che si ricominci a lavorare per il bene dell’Ateneo; a questo dovremmo essere tutti interessati.

La spaccatura in Senato corrisponde a suo parere ad una spaccatura nell’Ateneo?

«Sicuramente sì. Chiaramente non ho il ‘polso’ di tutti gli 800 docenti dell’Ateneo, ma tutti parliamo, discutiamo continuamente; e la sensazione è assolutamente questa.»

Uno dei prossimi temi di dibattito sarà l’approvazione del nuovo regolamento elettorale: un passaggio esclusivamente tecnico o anche politico?
«Avrebbe dovuto essere un passaggio tecnico, ma mi pare dalla proposta che è venuta in Senato accademico che si stia trasformando in un ulteriore passaggio politico. La riforma dello statuto è stata un passo infelice, anche per come è passata. Bisognerebbe evitare di fare riforme di questo tipo con una maggioranza così risicata.
«Una riforma del regolamento dovrebbe limitarsi ad un mero adattamento al nuovo Statuto, dovrebbe essere un intervento minimalista. In realtà così non sembra che sia, perché punta ad esempio all’aumento dei seggi elettorali, andando contro lo Statuto.»

Chi propone la modifica indica nell’aumento dei seggi una possibilità di maggiore partecipazione democratica.
«La volta scorsa il Rettore è stato eletto con un solo seggio. Se oggi si pensa che un solo seggio sia poco democratico, vuol dire che la volta scorsa il Rettore è stato eletto in modo poco democratico. Come vede, mi pare che la polemica non abbia senso. E su un piano meramente tecnico lo Statuto parla di un seggio solo: lo vogliamo rispettare questo statuto o no?»

Se le elezioni del Rettore e quelle dei Presidi dovessero sovrapporsi, pensa che gli attuali Presidi di Facoltà sarebbero disincentivati a competere per il Rettorato? Che prospettive si aprirebbero in questo caso?
«Non lo so. Io sarei per evitare una sovrapposizione in modo da consentire a quei Presidi che eventualmente lo volessero fare di partecipare serenamente prima ad un’elezione e poi all’altra. Un’elezione sovrapposta potrebbe mettere in difficoltà qualcuno e non penso proprio che si voglia questo.»

Che prospettive se la situazione non si dovesse sbloccare?
«Mi auguro che ci siano i margini per una proposta unitaria su cui possa convergere un consenso più ampio. Non mi pare sia il caso di fare ‘crociate’ su un argomento come il regolamento elettorale.
«L’università italiana si trova in un momento difficile - anche se mi rendo conto che questa frase la diciamo da quindici anni - c’è un problema non solo di fondi, ma di reclutamento dei docenti, di attuazione di una ennesima riforma didattica. Problemi che coinvolgono soprattutto gli studenti. Sarebbe saggio che riducessimo le occasioni di scontro, e ci dedicassimo a questioni più importanti per noi, per gli studenti e per l’intera società civile.»

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