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Il significato della manifestazione del 20 ottobre

La Sinistra difende il programma di governo ma chiede autonomia

09.12.2007 - Stefano Tretta



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Intervista con Fabio Nobile, capogruppo dei Comunisti Italiani (PDCI) in Consiglio Comunale a Roma. Parliamo con lui di governo, precarietà e futuro della sinistra.

Consigliere Nobile, cosa rappresenta la manifestazione del 20 ottobre? Cosa chiede il milione di cittadini che ha deciso di manifestare?
Semplice. Chiediamo l’applicazione del programma. Non vogliamo mica la luna, mi sembra. La grande partecipazione che si è registrata indica che su alcuni temi la battaglia politica non può arrestarsi.

Quali sono questi temi?
Il tema del lavoro, in primo luogo. La riduzione della precarietà. Una legge Finanziaria che destini risorse alle riforme economiche e sociali. Un sistema di Welfare equo e vicino al settore più povero della popolazione.

E credete che il Governo sia sulla vostra lunghezza d’onda?
Noi siamo un alleato fedele. Detto questo, chiediamo chiarezza e il mantenimento degli impegni presi con gli elettori. Una coalizione di governo si regge sulla disponibilità a trovare compromessi sulla base di un programma condiviso. In questo momento, vedo tanti particolarismi e ci si ricorda poco che dobbiamo rispondere ai nostri elettori.

Ma allora siete scesi in piazza contro il governo? O magari contro il Sindacato?

Né l’uno né l’altro. Noi vogliamo che il governo percepisca le nostre istanze ed agisca di conseguenza, per esempio modificando la legge sul Welfare, limitando l’utilizzo arbitrario di tipologie di lavoro flessibile, che producono solo più precarietà. Vogliamo che sia ridefinito il concetto di flessibilità, per uscire dalla pericolosa logica che sta prendendo piede di normalizzare il lavoro atipico. Occorre, invece, limitare l’arbitrio e risolvere il problema della redistribuzione.

Per quanto riguarda i rapporti con il sindacato, invece?

Siamo molto critici con le scelte delle confederazioni sindacali, in particolare con la CGIL. Molti dei manifestanti appartengono ad esso, eppure hanno protestato, perché ritengono che il sindacato debba riacquistare autonomia e tornare a normalizzarsi, ovvero slegarsi da logiche politiche.

Eppure il protocollo Welfare è stato approvato da più dell’80% dei voti, circa quattro milioni di lavoratori…
Non fermiamoci ai numeri. Bisogna leggere i dati, riflettendo sul malessere registrato in importanti aziende, in cui il dissenso è stato netto. Senza dimenticare la FIOM e i metalmeccanici. Insomma, la percentuale di adesione è molto meno bulgara di quello che sembrerebbe… Una sinistra seria deve porsi il problema di cogliere il malessere dei lavoratori.

Bene. Quale sinistra? Una o tante? Vi unite, vi sciogliete o cos’altro?
E’ necessario fare chiarezza su questo punto. Nessuno si sogna di sciogliere nulla. Il mio partito, il PDCI, si vuole consolidare e non sparire. Ciò non toglie che guardiamo con interesse ad una confederazione della Sinistra, in cui ognuno porta i propri simboli e la propria gente, e si apre un dibattito sulla prospettiva.

Insomma, non un partito unico della Sinistra? E come vi ponete nei confronti del PD?

Noi non vogliamo fare un altro PD, dove ci si fonde e si coinvolge tutto e il contrario di tutto. La loro equidistanza su alcuni temi è pura utopia. Noi ci battiamo per riconquistare il profilo autonomo del mondo del lavoro. Dobbiamo costituire una piattaforma forte, capace di costringere il PD a dialogare con noi. Altrimenti, prevedo alleanze di nuovo conio. Sono convinto che dipenderà da quanto saremo in grado di fare noi, insieme a chi vorrà contribuire.
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