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venerdì 06 dicembre 2019

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Inchiesta M'P: Speciale sulla sicurezza a Roma - parte 2

Siamo in piena emergenza, occorre dare priorità al tema
Intervista con Dario Rossin, Consigliere Comunale, Vice Presidente Commissione Consiliare Sicurezza Urbana, Vice Presidente Gruppo Alleanza Nazionale (AN)

18.12.2007 - Stefano Tretta



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Siamo in piena emergenza, occorre dare priorità al tema
Intervista con Dario Rossin, Consigliere Comunale, Vice Presidente Commissione Consiliare Sicurezza Urbana, Vice Presidente Gruppo Alleanza Nazionale (AN)

Vice Presidente Rossin, come vive la città di Roma il problema della sicurezza?
I cittadini sicuramente lo avvertono molto forte sulla propria pelle, in maniera pesante. Dopo sedici anni di centro-sinistra, l’emergenza si è aggravata. E sarebbe il caso di trattarla come tale, non rifugiarsi in politiche buoniste e di finta accoglienza.

In cosa non vi soddisfa l’operato del Sindaco e della sua Giunta?
La maggioranza non regge. Mutadis mutandis, si ripropone in Consiglio Comunale la stessa situazione del governo Prodi: la sinistra massimalista, su alcuni temi, è totalmente irresponsabile e inaffidabile. Appena si nomina la parola “sicurezza”, subito c’è una levata di scudi. E’ inutile che il PD si sforzi di fare compromessi: di mezzo ci va la povera gente.

Eppure la maggioranza assicura di essere compatta…

Non hanno una linea comune, non penso che riusciranno a mettere in campo una proposta sufficientemente ferma e decisa sul tema. Anche se il PD lo volesse (e ne dubito, dato l’atteggiamento buonista con cui affronta il problema), l’ala estrema della coalizione non ci starebbe mai.

Quali sono le risposte concrete che AN e l’opposizione presenta?
Ecco, entriamo nel merito, così parliamo di contenuti. Ci concentriamo su sette punti: adozione delle direttive comunitarie (tre requisiti per l’entrata degli immigrati: certificato di lavoro, disponibilità economica e assicurazione sanitaria), più fondi per l’ordine pubblico, chiusura dei campi abusivi, istituzione di centri di accoglienza temporanea (massimo 6 mesi), presidi fissi, identificazione di ogni immigrato e accelerazione delle procedure di espulsione.

Tante proposte ricalcano la legge Bossi-Fini, stralciata però dall’attuale governo. La giudica una soluzione ancora attuale?
Andrebbe perfezionata, ma l’impostazione è corretta. Sottolineo la necessità dell’adozione dei dettami della UE: dobbiamo essere inflessibili e far entrare solo chi dimostra di avere un lavoro e può garantirsi l’autosufficienza economica. E’ inutile tergiversare, prendere tempo. Sulla sicurezza, la maggioranza è fragile.

La comunità rumena rappresenta un’emergenza fra le tante o è il fulcro del problema?
Rappresenta un tema di stretta attualità, certamente, su cui concentrare le politiche di sicurezza. Peccato che il prefetto e la giunta Veltroni non lo trattino con la dovuta celerità e durezza. La linea del centro sinsitra è chiara: prima viene l’accoglienza indiscriminata e l’inclusione sociale, poi, forse, la severità e il rigore necessario. E’ logico che, in tal maniera, si alimenta il mito di Roma come il paese del Bengodi. Se non si dà il giusto spazio alle politiche di prevenzione, gli effetti boomerang possono essere pericolosi.

Si riferisce alle aggressioni ingiustificate a diversi extra-comunitari?

Esatto. La violenza è da stigmatizzare, però occorre stare attenti ad alimentare l’illusione dell’inclusione sociale per tutti, altrimenti può riprendere piede la deriva xenofoba e razziale (che io condanno decisamente). Non dobbiamo lasciare che i cittadini esasperati si debbano fare giustizia da sé perché il Comune latita.

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